Prima il focus sull’Italia: “Uno dei componenti del basso Pil italiano è il basso livello degli investimenti privati”. Il problema “è dovuto anche all’incertezza sulle riforme, che scoraggia gli investimenti”. Poi lo sguardo si allarga al continente e indica la strada da seguire: “Per i Paesi dell’Eurozona è arrivato il momento di cedere sovranità all’Europa per quanto riguarda le riforme strutturali”. Pil, riforme, sovranità: quale scenario prefigurano i tre passaggi del discorso del presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, che più riguardano la situazione economica italiana e l’operato del premier Matteo Renzi? Lo abbiamo domandato a due economisti, entrambi opinionisti e blogger de IlFattoQuotidiano.it, uno favorevole e l’altro critico nei confronti dell’euro: Fabio Scacciavillani, docente e Chief Economist del Fondo d’investimenti dell’Oman, e Alberto Bagnai, professore di Politica economica all’università “Gabriele d’Annunzio” di Pescara.

Quella di Draghi  è una bocciatura dell’Italia e delle riforme di Renzi o è un aut aut che sarebbe comunque arrivato perché la cessione di sovranità è parte integrante del processo di integrazione?Ovvero, la Bce ha nei fatti commissariato l’Italia?

SCACCIAVILLANI: “Innanzitutto è improprio personalizzare. Draghi esprime il consenso forgiato in seno alla Bce, un’istituzione governata da un organismo di 24 membri provenienti da 18 paesi. La Bce non ha il potere di commissariare l’Italia, o altro stato membro dell’area euro, così come la Fed non il potere di commissariare il Presidente Obama. La Bce non ha bocciato le riforme di Renzi per il semplice fatto che non si possono definire riforme i pastrocchi abborracciati di cui Renzi e le sue Giovani (e vecchie) Marmotte vantano le mirabilia. La riforma istituzionale in particolare darà vita ad un mistura di Pro Loco strapaesane e vestigia di caudillismo paraguayano. La coincidenza tra il dato negativo del Pil e l’invito ad una maggiore integrazione dei meccanismi decisionali a livello comunitario è meramente casuale. Da decenni si ripete il mantra che l’Unione Europea deve dotarsi di un assetto istituzionale più solido e coerente. Questa crisi è l’occasione storica per scardinare le resistenze della Vandea retrograda nazionalista agli Stati Uniti d’Europa”.

BAGNAI: “La cessione di sovranità è una fuga in avanti per la quale i dati Istat sono solo un pretesto. Con in più un problema fondamentale: Draghi non è stato eletto da nessuno e non ha alcun titolo per dettare la linea economica di uno Stato sovrano. L’attuale processo di integrazione condurrà l’Europa alla catastrofe: l’Eurozona è l’unica area del mondo in cui non si sia tornati al livello del 2008. In questo momento c’è un partito in Italia e in Europa che vuole il commissariamento del nostro paese: per farsene un’idea basta rileggere l’editorale di Eugenio Scalfari di domenica su Repubblica. Questo avviene perché storcamente l’Italia è il concorrente più temibile della Germania. Proporre il commissariamento dell’Italia sul tema del debito pubblico è una strategia che serve a fare un favore a Berlino. Si tratta di un assurdo, perché per risolvere il problema si vuole utilizzare la stessa strategia che lo ha creato”. 

Che differenza c’è tra la situazione in cui si trova oggi Renzi e quella in cui si trovava Silvio Berlusconi nel 2011?

SCACCIAVILLANI: “Quando Berlusconi fu cacciato a furor di popolo il paese era a pochi giorni dalla bancarotta. Il suo governo non aveva una maggioranza in Parlamento e tra i ministri si intrecciavano congiure. Tremonti in un delirio di autoesaltazione credeva di poter fare la festa al suo padrone e prenderne il potere. Per cui cavalcava la destabilizzazione finanziaria convinto di poter pescare nel torbido la chiave di Palazzo Chigi. Il tributarista socialista era persino convinto di trovare appoggi autorevoli a Bruxelles e Francoforte dove notoriamente del soggetto si parla dandosi di gomito. Renzi al contrario ha una maggioranza solida anche se finora ha speso capitale politico e negoziale per far girare il motore in folle. Inoltre non si trova nel mezzo di una tempesta finanziaria, grazie al bluff della Bce che si è solennemente impegnata a fare qualsiasi cosa per preservare l’euro. Da due anni nessuno è andato a scoprire le carte perché fa comodo a tutti preservare l’arcano. Ma la situazione sta diventando fragilissima per cui la quiete potrebbe tramutarsi in tempesta nel giro di pochi giorni. Per cui un replay del novembre 2011 non si può certo escludere. Il Pd è pur sempre il partito dei 101 stiletti che si sguainano all”occor-renzi'”.

BAGNAI: “La situazione in cui si trova Renzi è ancora più tragica, perché il premier non fa nemmeno finta di opporsi all’Unione Europea. Se continua così, finirà maciullato. C’è una parte dell’opinione pubblica che, con molta malizia, è portata a pensare che aver messo al governo un inetto che va in giro dicendo che la crescita non è importante sarebbe una strategia per favorire la cessione di sovranità. Renzi, purtroppo, è un personaggio inaffidabile e rafforza nell’opinione pubblica l’opinione secondo cui al suo posto sarebbe meglio un governo fatto di tecnici”.

Per Draghi “non c’è nulla che la politica monetaria possa fare per sopperire ai ritardi dei governi”. E’ proprio così?

SCACCIAVILLANI: “E’ assolutamente vero. Si può ricorrere a misure straordinarie di politica monetaria per tamponare situazioni di emergenza e organizzare un cordone finanziario. Ma la crisi dura ormai da sette anni e a parte una riforma delle pensioni la cui urgenza era nota da decenni in Italia non si è preso nessun provvedimento significativo. Si sono partorite buffonate retoriche pomposamente denominate SalvaItalia, Decreto Semplificazione et similia”.

BAGNAI: “Non c’è nulla che una politica monetaria di livello europeo possa fare. Una politica monetaria nazionale potrebbe fare molto: per poterne avere una è necessario uscire dall’euro“.

Cosa potrebbe accadere se gli Stati decidessero di non cedere sovranità?

SCACCIAVILLANI: “Non c’è alternativa: su questo ormai il consenso è quasi unanime. A livello politico due paesi frapponevano ancora ostacoli. La Francia, dove dopo il crollo alle europee persino i socialisti hanno preso atto che le ricette spendi e spandi sono un boomerang, e il Regno Unito che è uscito scornato dalla fase post elettorale e quindi si è dimostrato incapace di opporre veti come un tempo. Io spero che il referendum sulla permanenza dei sudditi di sua Maestà Britannica nell’Ue venga convocato al più presto in modo da eliminare un membro da sempre dannoso per il processo di integrazione. Anzi proporrei di indire un referendum nel resto dell’Ue per votare sulla permanenza del Regno Unito”.

BAGNAI: “Gli Stati decideranno di non cedere sovranità, i vari elettorati non lo accetteranno mai, in primo luogo quello francese. Gli europei avvertono sempre di più questo defict di democrazia che si è venuto a creare con il progredire del processo di integrazione europea e lo rifiuteranno“.

Cosa cambierà per gli italiani in termini pratici se l’Italia cederà sovranità sulle riforme?

SCACCIAVILLANI: “Che finalmente a una classe politica corrotta e incapace, parolaia e collusa con la criminalità organizzata (dai consigli di quartiere fino alle poltrone di governo), venga sottratto il potere di decidere l’utilizzo delle risorse pubbliche per mantenersi al potere, al di fuori di qualsiasi controllo e violando sistematicamente lettera e spirito della Costituzione“.

BAGNAI: “Accadrà che la Bce deciderà quanto pagheremo le cure in ospedale, quale sarà la percentuale delle nostre tasse andranno a finanziare i bisogni di un altro Paese, a quanti chilometri da casa mia sorgerà la scuola in cui andrà mio figlio”.