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Ultimo aggiornamento: 9:07

La prima manifestazione contro i data center in Lombardia: “È una colonizzazione, una sola centrale consuma come 500mila famiglie”

Manifestazione a Lacchiarella, tra Milano e Pavia. Il consigliere regionale Rosati di Avs: "La legge regionale favorisce e accelera le pratiche, non le limita"
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“Siamo di fronte a una colonizzazione. Questo nuovo data center consumerà l’equivalente energetico di 500mila famiglie”. Enrico Duranti è il primo ad arrivare nella piazza di Lacchiarella, comune di 9mila abitanti tra Milano e Pavia. Qualche mese fa ha fondato insieme ad altri cittadini il comitato Ciarlasco contro la nascita di un nuovo data center. “Sarà il campus più grosso d’Italia, un investimento da oltre tre miliardi e mezzo di euro che occuperà una superficie di 230mila metri quadri” racconta al Fattoquotidiano.it mentre la piazza inizia a riempirsi. È la prima manifestazione contro i data center in Lombardia. Non ci sono solo i cittadini di Lacchiarella. Sono arrivati anche i comitati di Magenta, Opera, Linate e di altri comuni lombardi che si oppongono alla costruzione di questi grandi centri.

Del resto basta guardare la mappa della Lombardia per rendersi conto della quantità di progetti che dovrebbero essere realizzati. “Vengono costruiti lungo le dorsali della fibra ottica internazionale” spiega Duranti. Uno sviluppo rapido che ha messo in allarme i cittadini. “Siamo stati noi a scoprire cosa significano questi data center, non le amministrazioni locali che anzi hanno dato il via libera a questi progetti” spiega un altro cittadino. Eppure la Lombardia è stata la prima regione a dotarsi di una legge sui data center: “La legge avrebbe dovuto rappresentare un punto di equilibrio tra l’esigenza di data center e la tutela dei cittadini e del territorio – riflette il consigliere regionale di Avs Onorio Rosati – ma questo non si è verificato e di fatto è una legge che favorisce e accelera le procedure per costruire data center”. E a livello nazionale? “Il governo Meloni ha fatto un danno con il decreto bollette – conclude il consigliere regionale Pd Simone Negri – perché anziché individuare una normativa organica complessiva sui data center, si è solo preoccupato di facilitare l’insediamento”.

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