“Soldi che non bastano per il pane”. Così l’Ordine dei giornalisti aveva definito l’accordo sull’equo compenso per il lavoro giornalistico in caso di collaborazione coordinata e continuativa, ovvero per i cococo. Era il 19 giugno e oggi arriva la notizia che il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti ha avviato l’iter per il ricorso al Tar contro la delibera con le notifiche ai contro interessati ovvero il governo, l’Inpgi (che è l’Istituto di previdenza dei giornalisti) e la Fnsi (Federazione nazionale stampa italiana). 

Il ricorso, spiega una nota dell’Ordine, fa riferimento alla “violazione delle legge e allo sviamento di potere“. Nel testo si fa, inoltre, presente – con la relativa documentazione – che la delibera approvata il 19 giugno, con il voto favorevole del governo, dell’Inpgi e della Fnsi e con il solo voto contrario dell’Ordine dei giornalisti, è stata modificata dopo la votazione, introducendo la libera trattativa tra le parti, cioè tra editori e giornalisti, per gli articoli eccedenti i primi 288. 

Tra le tariffe minime stabilite con l’accorso, 20,80 euro a pezzo per i quotidiani con una media di 12 articoli al mese, 6,25 euro per agenzie (con un minimo di 40 segnalazioni/informazioni al mese) e web aumentati del 30% con foto e del 50% con un video. Se la produzione giornalistica è maggiore, però, si procede per scaglioni e i pezzi successivi sono retribuiti in misura inferiore.

“Equo compenso – aveva annunciato Iacopino su Facebook – ha vinto la Fieg con la complicità della Fnsi: con sei voti e il mio solo contrario restate condannati alla fame. Lo sconfitto sono io, rifletterò su cosa fare”. Il presidente dell’Ordine, calcoli alla mano, aveva determinato il compenso di un collega alla luce delle cifre approvate: “Mi prendo la libertà di fare un solo esempio. Un collega che per un quotidiano scrive 432 articoli in un anno (più di uno al giorno, festività, estate e tutto quanto compreso), arriverebbe a guadagnare 6.300 euro“. Cifra che si assottiglia ulteriormente per ritenuta fiscale, Inpgi, Casagit (ovvero la cassa mutua dei giornalisti).

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Televisione: primo step per arginare la dealfabetizzazione

prev
Articolo Successivo

Grecia, media in sciopero contro nuova legge che favorisce conflitti d’interesse editoriali

next