Firmato l’accordo sull’equo compenso per il lavoro giornalistico in caso di collaborazione coordinata e continuativa, ovvero per i cococo. Tutto è avvenuto giovedì sera nella riunione presieduta dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’Editoria Luca Lotti. L’unico a votare contro tra i membri della Commissione governativa è stato l’Ordine dei giornalisti presieduto da Enzo Iacopino, mentre il documento è stato approvato da Fieg (Federazione italiana editori giornali, cioè gli editori), Fnsi (Federazione nazionale stampa italiana, il sindacato dei giornalisti) e Inpgi (istituto di previdenza dei giornalisti italiani). Tra le tariffe minime stabilite, 20,80 euro a pezzo per i quotidiani con una media di 12 articoli al mese, 6,25 euro per agenzie (con un minimo di 40 segnalazioni/informazioni al mese) e web aumentati del 30% con foto e del 50% con un video. Se la produzione giornalistica è maggiore, però, si procede per scaglioni e i pezzi successivi sono retribuiti in misura inferiore (pagina 3 allegato sotto). Cifre incluse nell’allegato dei parametri – le stesse stabilite da Fieg e Fnsi per il lavoro autonomo – che fanno quindi già parte di una delibera governativa per la quale verrà emanato un decreto la settimana prossima. Lo stesso decreto, scrive in un comunicato la Fnsi “che la prossima settimana dovrebbe definire i criteri di attribuzione dei fondi triennali per l’editoria”. 

Ma le tariffe dell’accordo, secondo il presidente dell’Ordine, non rendono giustizia al lavoro giornalistico di un cococo. Ragione per cui l’Odg non ha firmato. “Equo compenso – ha annunciato Iacopino su Facebook – ha vinto la Fieg con la complicità della Fnsi: con sei voti e il mio solo contrario restate condannati alla fame. Lo sconfitto sono io, rifletterò su cosa fare”. Il presidente dell’Ordine procede, calcoli alla mano, a determinare il compenso di un collega alla luce delle cifre approvate: “Mi prendo la libertà di fare un solo esempio. Un collega che per un quotidiano scrive 432 articoli in un anno (più di uno al giorno, festività, estate e tutto quanto compreso), arriverebbe a guadagnare 6.300 euro. Tolta la ritenuta fiscale (21%), la somma scenderebbe a 4.977. Poi c’è il 10% Inpgi e si arriva a 4.347. Se il collega vuole preoccuparsi per la sua salute, deve trovare alcune centinaia di euro per la Casagit (un po’ meno di 400 per il profilo 4) e se ha a cuore il suo futuro gli verrà concesso (con una modifica statutaria graziosamente prevista da Fieg e Fnsi), di versare non so quanto al Fondo complementare. Ma tralasciamo tutto questo e restiamo a 4.347. E riguardo alle cifre concordate scrive ancora: “Nessuno dica che questi sono minimi, per pietà: editori in giro che mettano volontariamente le mani in tasca con generosità non ne conosco. E’, sia chiaro, una cifra annua (non montatevi la testa, dunque), nella quale c’è compreso ‘il costo dei mezzi organizzati’ (parole loro, sia chiaro). Come dite? Non bastano neanche per il pane. Ma non state lì a rompere, fatevi dare delle brioches da una Maria Antonietta di turno”. Inoltre sottolinea, è “un’arma nelle mani degli editori”: basta aumentare i collaboratori affinché non si arrivi al numero minimo previsto dai parametri. E continua a “condannare alla fame i colleghi” che chiedono, almeno, “dignità” (leggi il documento)

 Dalla Fnsi, però, difendono l’accordo. I parametri, dicono fonti del sindacato, “derivano da un accordo molto più ampio con la Fieg sul lavoro autonomo (sotto). Un risultato a cui prima non si era mai arrivati”. 

C’è comprensione, però, rispetto alle cifre molto basse stabilite nei parametri. “Si era fatta molta demagogia sull’equo compenso e le aspettative erano alte. Ma con questo accordo “l’editore di un quotidiano, ad esempio, ha l’obbligo di fare un contratto a chi scrive di media 12 articoli al mese”. Un contratto in cui si specifica “durata e tipo di prestazione”, “dove il cococo ha diritto alla firma, cosa che prima non c’era”. Dalla Fnsi garantiscono che chiederanno il passaggio dei cococo dalla gestione separata all’Inpgi “in modo che possano accedere ai prestiti, ai mutui, alla disoccupazione“. In più nell’accordo stipulato tra Fnsi e Fieg si specifica che il collaboratore “deve svolgere il lavoro in maniera autonoma, dare continuità alle prestazioni lavorative, non ha l’obbligo dell’esclusiva, è escluso dalle strutture gerarchiche”. Infine, “non ha vincoli di orario e ha il divieto di stare in redazione”. Ma in rete alcuni giornalisti annunciano già l’intenzione di organizzare una manifestazione a luglio contro la Fnsi