Non sono una habituée del Crazy Horse, credevo di avere visto molte cose, ma il toupé alla passera mi mancava. Devo dire che, proprio nel tempio dell’erotismo elegante, il triangolo peloso posticcio applicato con adesivo proprio “lì” è sexy quanto Roberto Maroni in canotta. Ma ci dev’essere una ragione. Non abbiamo a che fare con dilettanti, dopo tutto.

Le ragazze del locale parigino hanno fatto sbavare maschietti di tutte le età e di ogni dove per cinquant’anni. Leggo in un’intervista che le ballerine vengono scelte con estrema cura dopo un rigoroso protocollo. L’altezza dev’essere compresa tra 168 e il 172 centimetri. Le gambe devono essere due terzi dell’altezza totale del corpo, i capezzoli devono avere una distanza di 23 centimetri. Il pube deve essere a 13 centimetri dall’ombelico. I seni non superare la seconda misura. Quasi mi chiedo se i colloqui di assunzione non li faccia un geometra. Sono vietati tatuaggi e chirurgia plastica.

Beh, dopotutto, il corpo è il primo abito di scena di queste creature sublimi, francesi al 50%. Solo un’italiana dal nome d’arte Gloria di Parma fra le ballerine che si esibiscono al Teatro Nuovo di Milano fino al 18 luglio. Il fondatore del locale, Alain Bernardin, creò questo logotipo femminile, rarefatto, moderno ed inarrivabile, che funziona ancora cinquant’anni dopo. Bisogna riconoscere che aveva un bel senso della prospettiva. Morì suicida. Mi chiedo perchè. Forse, dopo una prolungata immersione in tanta bellezza, in tanta sensualità, vengono meno tutti gli stimoli che rendono la vita interessante.

E’ richiesta che la propria “intimità” sia completamente depilata. Ma, allora, come mai il “parrucchino” proprio lì? Così goffo, così grottesco? A ben vedere, Bernardin ha creato una nuova figura, un nuovo formato di femmina. La femmina, per essere tale, una cosa ce la deve avere. Proprio quella. Tutto gira lì intorno. L’Origine du Monde, ovvero il quadro di Gustave Coubert. Ma la femmina di Bernardin è una femmina stilizzata, disegnata nell’immaginario maschile. Per questo dev’essere uniforme, omogenea: per questo c’è bisogno di replicarla continuamente, con misure geometriche.

La donna nella realtà ha mille forme, mille misure, mille colori. Al Crazy Horse, riproduzione dell’erotismo onirico, no. Ne ha una sola. Sarà come scriveva Honoré de Balzac, nel suo “Trattato della vita elegante“: ‘Il bene ha solo una maniera. Il male ne ha mille’. Sarà così. Ed ecco perché la sotto, lì in mezzo, si proprio laggiù, dove convogliano tutti i sogni maschili, è bene che di maniera ce ne sia una e una sola, Non troppo reale, non troppo visibile, non troppo individuale e femminile. ma un qualcosa che corrisponda all’idea, al mondo delle idee degli uomini, un po’ impauriti e in fondo tutti un po’ guardoni, di lei, delizia e dannazione. Sì, a pensarci meglio, aveva ragione il fondatore, che bene conosceva la “cosa”. Il migliore afrodisiaco resta ancora la fantasia. Tanto da tirarsi, alla fine, un colpo.

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