Annamaria Franzoni è stata ammessa alla detenzione domiciliare. A deciderlo è il Tribunale di Sorveglianza di Bologna, che ha accolto l’istanza della difesa. L’ordinanza stabilisce anche che la donna non potrà tornare a Cogne, il luogo in cui fu commesso l’omicidio. Il collegio presieduto da Francesco Maisto ha così sciolto la riserva dopo l’udienza di martedì, dove era stata discussa la perizia psichiatrica del professor Augusto Balloni, che aveva escluso il rischio di recidiva per la donna. Nelle motivazioni il perito aveva scritto: “Dopo poco più di 12 anni dal fatto si può sostenere che non vi sia il rischio che si ripeta il figlicidio, come descritto nella sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Torino”. Secondo la perizia, dunque, “una tale costellazione di eventi non è più riscontrabile”. Il professore aveva ribadito che la Franzoni può essere ‘risocializzata’ attraverso la psicoterapia e un percorso con i servizi sociali, due strumenti che possono contenere la pericolosità sociale che ancora sussiste. Il professor Balloni aveva poi sottolineato: “Spero che venga dimenticata. Sarebbe per lei il più grosso regalo. Se fosse lasciata tranquilla e orientata verso una dimenticanza, ne gioverebbe”. 

“Siamo felici, Annamaria potrà trascorrere i domiciliari a casa già da oggi”. E’ questo il primo commento di Paola Savio, avvocato della Franzoni. Il legale ha poi spiegato che la donna non è ancora uscita dal carcere di Bologna perché ci sono alcune “pratiche burocratiche da svolgere”. 

Anna Maria Franzoni sta scontando una condanna a 16 anni per l’omicidio del figlio Samuele, avvenuto a Cogne nel 2002. La donna era in carcere da sei anni. In genere un detenuto accede ai domiciliari dopo aver scontato almeno metà della pena

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