La speranza di Annamaria Franzoni di uscire dal carcere e di tornare definitivamente a casa è legata ad una frase della perizia che ha valutato ancora una volta la sua personalità. Della donna, condannata a 16 anni dalla Cassazione per aver ucciso il figlio Samuele, il professor Augusto Balloni, scrive: “Dopo poco più di 12 anni dal fatto si può sostenere che non vi sia il rischio che si ripeta il figlicidio, come descritto nella sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Torino”. 

Il passaggio dell’esperto di criminologia, a cui il tribunale di Sorveglianza aveva chiesto di esprimersi sul rischio di recidiva per la donna, è chiaro, cruciale, alimenta le speranze della donna e dei suoi legali e sarà considerato con attenzione dai giudici. Nel giro di qualche giorno il collegio (presidente Francesco Maisto) dovrà sciogliere la riserva, con il parere contrario della procura generale, e accettare o rigettare l’istanza di detenzione domiciliare speciale presentata da Franzoni per poter assistere il figlio minore, nato nel 2003, un anno dopo l’omicidio del piccolo. L’omicidio per cui la madre da oltre sei è in carcere.

Un crimine che, secondo Balloni, non si ripeterà: “Una tale costellazione di eventi non è più riscontrabile“, assicura la perizia. Il professore ritiene infatti che Franzoni possa essere ‘risocializzata’ attraverso la psicoterapia e un percorso coi servizi sociali, due strumenti che possono contenere la pericolosità sociale che ancora sussiste. Lo stesso Balloni non si è sottratto al dialogo coi cronisti in tribunale e ha fatto un passo avanti ulteriore, dicendo di auspicare che Franzoni, che da alcuni mesi è stata ammessa al lavoro esterno, “sia tranquilla a Ripoli”, cioè la frazione dell’Appennino bolognese dove vivono il marito e i due figli, e dove chiede di tornare. “Spero – ha detto poi – che venga dimenticata. Sarebbe per lei il più grosso regalo. Se fosse lasciata tranquilla e orientata verso una dimenticanza, ne gioverebbe”. Quasi un appello. O una prognosi, da parte del professionista che ha incontrato la ‘paziente’ una dozzina di volte.

Naturale che con una perizia del genere la difesa sia fiduciosa. L’avvocato Paola Savio ha definito la propria assistita “speranzosa” e “ottimista”, ribadendo che la recidiva è stata “categoricamente esclusa” dal perito e dal proprio consulente di parte, Pietro Pietrini. “La speranza c’è, e meno male”, ha detto l’avvocato.