È stato un consiglio comunale accesissimo quello che è stato celebrato lunedì pomeriggio a Venezia. Il primo senza Giorgio Orsoni, agli arresti domiciliari per gli addebiti che gli sono stati rivolti nell’ambito della maxi inchiesta sul Mose. In consiglio si sono presentati rumorosi e battaglieri anche alcuni cittadini, molti con dichiarate simpatie per di destra, per chiedere le dimissioni dell’intera giunta. Nel difficile compito di aprire le danze il vicesindaco Sandro Simionato: “Venezia non si merita l’immagine di città corrotta – ha detto -, noi siamo i primi a volere chiarezza, siamo sempre stati in prima fila nel chiedere procedure più limpide”. Come lui anche altri membri della maggioranza di centrosinistra si sono prodigati nel sottolineare come i fatti contestati ad Orsoni riguardino non il suo ruolo di sindaco, ma quello di candidato, cercando così di allontanare le ombre da giunta e consiglio. Dalle opposizioni invece gli attacchi sono fermi e senza appello e vanno tutti in un’unica direzione: le dimissioni. La stessa direzione indicata a gran voce anche dal pubblico, che ha spesso interrotto con grida e insulti gli interventi dei componenti della maggioranza. “È un momento molto difficile per la nostra città – ha spiegato Simionato – nessuno si aspettava una situazione di questo genere, dobbiamo lavorare per uscirne, nella direzione migliore per i cittadini”  di Alessandro Madron

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