L’Ucraina fa tremare i mercati finanziari di tutto il mondo. Mentre le truppe russe minacciano Kiev, la Borsa di Mosca ha perso oltre il 10%, segnando il calo più pesante da novembre 2008. In rosso anche le principali piazze europee, a partire da Milano che ha chiuso in ribasso del 3,3 per cento. Le tensioni arrivano fino a New York, dove Wall Street è in negativo.

Tra i titoli peggiori a Piazza Affari spicca Unicredit, che ha perso quasi il 6 per cento. Piazza Cordusio ha reagito alla crisi ucraina chiudendo le sue filiali a Sinferopoli e introducendo l’orario degli sportelli in Crimea. Non solo. La banca, che gestisce in Ucraina asset per circa 3,84 miliardi di euro, ha limitato temporaneamente i prelievi dagli sportelli bancomat in tutto il Paese a circa 112 euro. L’Ucraina pesa per lo 0,4% dei prestiti del gruppo guidato da Federico Ghizzoni.

Le conseguenze finanziarie delle tensioni con l’Ucraina in Russia non si limitano alla caduta della Borsa. Crolla infatti il rublo russo, che è sceso al valore più basso mai registrato sul dollaro e sull’euro (oggi al cambio occorrono 50,50 rubli per un euro e 36,85 per un dollaro).

L’allarme per quanto riguarda l’impatto della crisi ucraina sull’Eurozona è stato lanciato anche dal governatore della Bce, Mario Draghi, che però tenta di gettare acqua sul fuoco. “I legami strettamente finanziari Ue-Ucraina sono limitati”, ha detto al Parlamento Ue, “ma dovremmo guardare alla situazione ucraina con grande attenzione, consapevoli che non c’è solo l’aspetto strettamente finanziario ma una questione geopolitica più ampia che può avere un impatto economico“.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Debito pubblico al 132,6% del Pil. E’ record: mai così alto dal 1990

next
Articolo Successivo

Crisi, nel 2013 perse 111mila aziende. Colpiti tutti i settori produttivi

next