Grazie a Francesca di Fuorigrotta, che s’è presa una pausa dal barboncino Dudù, il Cavaliere ha stracciato la questione campana, che stava per diventare una barzelletta tipicamente berlusconiana. Con personaggi e retroscena che non fanno ridere. Un comunicato, essenziale, annuncia: Domenico De Siano, 55 anni, senatore, è il nuovo coordinatore di Forza Italia in Campania. La storia, più estesa, cominciava così. “Nick ’o mericano” Cosentino contro “Gigino ’a purpetta” Cesaro. Denis Verdini contro Mara Carfagna. E l’ex segretaria di Denis, il consigliere regionale Luciana Scalzi, contro il governatore Stefano Caldoro. C’era un ingorgo di antipatie e rivalse, un tripudio di guerriglia e colpetti, e Silvio Berlusconi non riusciva a nominare il capo campano di Forza Italia. Non poteva far incavolare la coppia Verdini-Cosentino, che funziona se coccolata bene, e non poteva deludere Mara e umiliare Caldoro.

E così Francesca Pascale ha commissariato il fidanzato e il partito. Ha suggerito un nome preciso, Domenico De Siano, ex collega (e compagno di banco) in consiglio provinciale napoletano proprio di Francesca, epoca di “Gigino ’a purpetta”. E l’amato Silvio, non spensierato, ha scontentato mezza Forza Italia e ha accontentato Francesca. Il politico ischitano, per l’esattezza di Lacco Ameno, va ricordato per la capacità sovrumana di ricoprire più ruoli e occupare più poltrone insieme: qualche mese fa, fieramente indefesso, era senatore, consigliere regionale, provinciale e comunale. Un po’ risentito, rassegnò un paio di dimissioni in diretta su Rai1. La vittoria di Francesca può scatenare l’ennesima scissione a destra perché Cosentino (imputato per concorso esterno in associazione camorristica e corruzione, ndr), che pure giura di non fare politica attiva, controlla un ampio gruppo in Regione. E per far capire le sue intenzioni, e soprattutto l’efficacia di una vendetta feroce, i consiglieri di sua stretta osservanza hanno disertato la seduta per l’approvazione del bilancio, approvato con il voto decisivo (e un po’ avvilente) di Caldoro, il governatore che ha combattuto con metodi leciti e dossier illeciti.

La confusione campana l’ha provocata Verdini, che non gradiva la riconferma di Francesco Nitto Palma, considerato troppo vicino a Carfagna, a sua volta non proprio amica di aperitivi di Francesca. Le imboscate di Verdini e Cosentino, anche abbastanza divertenti, sono cominciate in Regione, lo scorso 17 dicembre. Quando Sergio Nappi e Antonia Ruggiero hanno scritto al capogruppo di Forza Italia, Gennaro Nocera: “Siamo costretti, nostro malgrado, a prendere atto che, nonostante sia trascorsa una settimana dal suo deposito e nonostante da allora siano state convocate due riunioni, Ella non ha ancora ritenuto di porre all’ordine del giorno la mozione di sfiducia nei suoi confronti”. Smarrite le cellule alfaniane, che si quantificano col ministro Nunzia De Girolamo a Benevento e una quaterna di parlamentari, Forza Italia implode in maniera naturale e violenta. Nessuno può pronosticare la reazione di Cosentino, seguito da Mafalda Amante, Massimo Ianniciello e Giovanna Petrenga, che proponeva l’avvocato Carlo Sarro, casertano di Piedimonte Matese, appassionato di condoni edilizi. In questa tarantella che non s’interrompe con l’investitura ufficiale di Domenico De Siano, Francesca e Mara (Carfagna) si riscoprono alleate in patria. Miracoli napoletani.

da Il Fatto Quotidiano del 6 gennaio 2014

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