“Ci si guardi dal discutere con leggerezza di una riduzione in generale dell’impegno dell’Italia, sul piano militare, al servizio della Comunità internazionale”. Giorgio Napolitano, nel giorno della Festa delle Forze armate, si fa testimonial dell’impegno militare italiano. Nessun cenno esplicito ai tanto contestati cacciabombardieri F35 anche se le parole di Napolitano rimandano evidentemente a quel nodo: “Non possiamo indulgere a semplicismi e propagandismi che circolano in materia di spesa e di dotazioni indispensabili per l’esercito  – ha detto il capo dello Stato – Viviamo in un mondo in cui fenomeni di terrorismo, di guerra civile in singoli paesi con ampi riflessi regionali, di destabilizzazione, o scivolamento nell’anarchia e nella violenza, di diversi Stati, rendono indispensabile la presenza e l’efficienza di un adeguato strumento militare italiano accanto a quelli dei nostri alleati europei e atlantici”. 

Ad accogliere il presidente della Repubblica, il ministro della Difesa in quota Scelta civica Mario Mauro: “Se in questi anni il sentimento di unità nazionale è stato promosso e difeso, molto si deve a lei, alla sua guida e al suo esempio – ha detto durante la cerimonia di consegna delle decorazioni dell’Ordine militare d’Italia al Qurinale – Così come mi appare evidente che gli attacchi strumentali al suo ruolo siano espressione di una volontà di privare il Paese della imprescindibile consapevolezza, in questo momento storico, di principi forti e provvidenziali di coesione nazionale“.

Nel messaggio inviato in occasione del Giorno dell’Unità nazionale e delle Forze armate Napolitano ha voluto “testimoniare la vicinanza del Paese alle Forze Armate, garanti di libertà e presidio delle istituzioni democratiche“. “In un mondo sempre più complesso e interdipendente, in cui i rischi dell’instabilità e della disgregazione sociale e le minacce transnazionali del terrorismo e della criminalità organizzata premono ormai da vicino sull’Italia e sull’Europa – aggiunge il capo dello Stato – le Forze armate svolgono un ruolo di crescente importanza per il futuro del Paese”.

A chiedere maggiori investimenti nel settore militare (F-35 in primis) era stato, il 23 maggio scorso, il capo di Stato maggiore della Difesa, ammiraglio Luigi Binelli Mantelli, parlando alle commissioni Difesa riunite di Camera e Senato proprio con l’obiettivo di “non perdere il prestigio derivante dalla partecipazione alle missioni di guerra”. Eppure, nel libro bianco sulle spese militari presentato dalla Fondazione Basso nel giugno 2012, si racconta come la Difesa abbia potuto contare, nel 2011, di 19,9 miliardi, cifra che raggiunge i 23 miliardi se si considerano anche gli 1,7 miliardi destinati ai sistemi d’arma e gli 1,4 miliardi per le missioni all’estero. 

E anche in tempi di spending review i tagli hanno riguardato solo le missioni all’estero. Il piano presentato dall’allora ministro della Difesa Giampaolo di Paola, nel luglio 2012, lasciava inalterate le spese previste per gli acquisti militari (compreso il capitolo da 12 miliardi per i contestati F35) mentre sul taglio del personale andava in scena una sorta di deroga alla regola generale del 10% imposta agli altri comparti dello Stato ma che di fatto ha risparmiato i militari: per loro il taglio è stato meno della metà. Privilegi che il governo Letta intende mantenere.

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