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Inchiesta Equalize, prime tre condanne per gli “esecutori” della tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso

Francesco Baldo, Nicolas e Michael Chiera sono stati condannati rispettivamente a 3 anni e 2 mesi e a 2 anni e 10 mesi. Ha invece patteggiato un anno e undici mesi Fulvio Cilisto. Tutti sono ritenuti concorrenti nel piano di costringere la famiglia Motterlini a pagare molto meno di quanto vantato dalla società di Lorenzo Sbraccia
Inchiesta Equalize, prime tre condanne per gli “esecutori” della tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso
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Mentre il maxi-processo sulla centrale di spionaggio che si celava dietro la società Equalize attende la fissazione dell’udienza preliminare rispetto alla prima chiusura indagini di circa un anno fa e dopo la richiesta di rinvio a giudizio, la Procura di Milano e il pm Francesco De Tommasi raccolgono i primi successi nel filone sulla tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso per cui oggi sono imputati e a processo con rito ordinario oltre all’imprenditore Lorenzo Sbraccia, anche l’hacker Samuele Calamucci, l’ex pentito Nunziatino Romeo e alcuni rappresentanti delle cosche di Platì.

Ieri infatti l’accusa ha incassato quattro sentenze favorevoli, due in abbreviata e un patteggiamento. E in tutte viene confermato l’aggravante del metodo mafioso. Un successo che fa ben sperare la Procura per il prosieguo del processo. Così in abbreviato il giudice Tiziana Landoni ha condannato Francesco Baldo a 3 anni e 2 mesi di carcere “esclusa la circostanza aggravante ex art. 629, co. 2, c.p., ritenute la contestata recidiva infraquinquennale, così come riqualificata, e le ulteriori contestate aggravanti ex art. 416 bis.1”.

Due anni e dieci mesi invece per i cugini Michael e Nicolas Chiera anche per loro “escluse la circostanza aggravante ex art. 629, co. 2, c.p. e la recidiva contestate, ritenute le aggravanti ex art. 416 bis.1. c.p.”. Incassa un patteggiamento invece Fulvio Cilisto, un anno e undici mesi, anche qui “esclusa la circostanza aggravante ex art. 629, co. 2, c.p., ritenuta la contestata circostanza aggravante ex art. 416 bis.1. c.p”. Insomma il metodo mafioso ha retto per tutti e tre. ai quali è contestata l’associazione a delinquere

La vicenda nasce dalle intercettazioni incardinate nel fascicolo principale sui dossier illegali e sulla società Equalize, di cui maggior azionista è stato l’ex presidente della Fondazione Fiera Enrico Pazzali (oggi imputato). Si apre così un contesto nuovo, nel quale, secondo l’accusa, l’imprenditore romano Lorenzo Sbraccia, attivo nel settore del 110, per non pagare l’intero importo a un suo appaltatore, la G&G della famiglia Motterlini, grazie alla mediazione dell’ex poliziotto Carmine Gallo, attiva un meccanismo per mettere al tavolo i Motterlini, utilizzando la presenza di un uomo di ‘ndrangheta come Nunziatino Romeo.

Ora nel capo d’imputazione il ruolo di Baldo, Cilisto e dei Chiera viene così ricostruito. Se “Sbraccia e l’avvocato Buccarelli” risultano “i mandanti nell’interesse della società Fenice spa”, Gallo e Calamucci sono “i coordinatori delle attività esecutive”. Mentre Romeo è “il mediatore ed esecutore materiale unitamente anche a Francesco Baldo e Fulvio Cilisto, quest’ultimo attivato da Michael e Nicolas Chiera, nonché Francesco e Pasquale Barbaro e Giuseppe Trimboli quali coordinatori, supervisori e mandanti delle condotte poste in essere da Romeo”. L’obiettivo di questa tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, che ha ottenuto una prima robusta conferma con la tripla condanna in abbreviato, era quello di portare i Motterlini a ricevere solo 8 milioni di euro da Sbraccia anziché 30 milioni, e cioè, secondo l’accusa, il reale credito vantato nei confronti della Fenice spa.

In realtà questi primi dati cristallizzati nell’ordinanza di custodia cautelare sono stati molto ridimensionati durante il dibattimento. E cioé il credito vantato dai Motterlini nei confronti di Sbraccia, è stato accertato in aula, non era di 30 milioni ma di diversi milioni in meno. Inoltre è stato dimostrato che molti lavori che i Motterlini dicevano di avere fatto e per i quali chiedevano il pagamento, non sono stati eseguiti. Tanto che lo stesso Sbraccia, stando al deposito degli atti dell’Accertamento tecnico preventivo, avrebbe dimostrato che i lavori della G&G in parte sono stati fatti male o addirittura non sono stati eseguiti.

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