”Se l’intervento non è posto in essere per una finalità terapeutica non costituisce più un atto medico e in nulla si differenzia dalla condotta di chi lede volontariamente l’integrità fisica di una persona indipendentemente dalle eventuali finalità perseguite”. E’ la riflessione contenuta in uno dei passaggi delle motivazioni con cui la Corte di Cassazione, nel giugno scorso, ha annullato senza rinvio la sentenza per l’ex primario di chirurgia toracica Pier Paolo Brega Massone impugnata per i reati di truffa e falso (reati prescritti), escludendo le lesioni che hanno una prescrizione più lunga, commessi fino al 2005. La Suprema corte aveva confermato il resto della sentenza. 

L’ex primario di Chirurgia toracica della clinica Santa Rita (attualmente in carcere) venne condannato dalla Corte d’Appello di Milano a quindici anni e sei mesi di reclusione nel processo con al centro presunti interventi inutili. Con lui venne condannato anche l’ex aiuto Fabio Presicci a nove anni e nove mesi. Ora la Corte d’appello di Milano dovrà rivedere le pene al ribasso, come indicato dalla Suprema corte. Brega Massone è ancora imputato a Milano in un altro processo che lo vede accusato di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà in relazione alle morti di quattro pazienti nel 2006. 

Le operazioni chirurgiche inutili eseguite alla clinica Santa Rita sono quindi da considerare reati pari a quello di chi provoca “coscientemente un’inutile mutilazione” o intervenga “per scopi estranei alla salute del paziente, ad esempio per finalità di statistica scientifica o, peggio, di sperimentazione o di dimostrazione”.

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