Il vicepresidente della regione Lombardia, Mario Mantovani (Pdl) rischia di pagare caro il mantenimento della poltrona di sindaco del comune di Arconate, piccolo paesino in provincia di Milano. A sei mesi dalle elezioni regionali, con i primi problemi di bilancio nella sanità a lui affidata che affiorano e le doppie cariche che restano, il gruppo del Pd e quello del Patto Ambrosoli alzano la voce: “Mario Mantovani dopo cinque mesi è ancora parlamentare e sindaco di Arconate, oltre che assessore della Giunta Maroni. Non prenda in giro il Consiglio un minuto di più: o si dimette da sindaco o si dimette dalla Regione, altrimenti per parte nostra è pronta la mozione di censura“. A loro si aggiunge il Movimento 5 Stelle: “Se sarà presentata in consiglio, ci uniremo alla mozione – dice Gian Marco Corbetta, consigliere regionale pentastellato e membro della giunta per le Elezioni al fattoquotidiano.it – Sta diventando una farsa che dura da troppo tempo. D’altronde Mantovani è il coordinatore di un partito guidato da un pregiudicato e quindi nella sua azione è coerente”.

La legge stabilisce l’incompatibilità tra la carica di consigliere regionale e quella di amministratore comunale, ma l’attuazione della norma è tutt’altro che automatica. Al Pirellone, secondo il collega di partito e presidente del consiglio regionale Raffaele Cattaneo è tutto regolare, perché in regione “la procedura si è completata nel pieno rispetto della legge, con la convalida della sua elezione attraverso il voto in aula del 30 luglio”.

In comune, invece, a sostenere il vice di Maroni questa volta si sono fatti avanti i (suoi) consiglieri comunali di maggioranza, che si sono opposti alla procedura di decadenza dalla carica di sindaco stabilita per legge. Andando contro anche al parere esplicitato dal prefetto di Milano e dal ministero dell’Interno. Non era mai successo: ma dal consiglio comunale convocato domenica sera, la musica è cambiata. Mantovani è assente e a prendere la parola è uno dei membri della maggioranza: “Voteremo contro (la procedura prevista dal testo unico degli enti locali, ndr) perché significa tradire la volontà espressa dai cittadini” 

La storia, del resto, va avanti da tempo. Dalle elezioni nazionali e regionali, il tema dell’incompatibilità degli incarichi di Mantovani è stato a lungo rimandato: prima interpellando il ministro dell’Interno e collega di partito Alfano, poi rinunciando all’incarico di senatore (il 3 giugno 2013) e in seguito optando per la carica di consigliere regionale (il 4 luglio 2013) con scarso tempismo; infine convocando e mandando deserte (per mancanza del numero legale) le sedute del consiglio comunale in cui si discuteva della sua decadenza.

Giusto il tempo di chiudere qualche questione, come l’approvazione del progetto esecutivo della residenza per anziani che sorgerà ad Arconate. Intanto Mantovani mantiene il doppio incarico, nonostante la sua stessa volontà. Ora spetterà al prefetto di Milano credere a questo paradosso o intervenire in una situazione inedita, mentre il consiglio comunale di Arconate continua a riunirsi. A vigilare sull’operato dei colleghi c’è il figlio di Mantovani, anch’egli consigliere comunale.

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