“Quando la legge supera la volontà popolare, questo è sbagliato”. Parola del sindaco-coordinatore Pdl-vicePresidente della regione Lombardia, Mario Mantovani, in piena sintonia con il diktat berlusconiano del “presidente eletto dal popolo”, che il Cavaliere ripete da anni. È il 3 giugno quando l’assessore alla Sanità della giunta Maroni, commenta in questo modo (alla trasmissione KlausCondicio) la decisione di dimettersi dal Senato. Sono passati (solo) 98 giorni dal momento in cui è stato eletto contemporaneamente a Palazzo Madama e al Pirellone. Ora gli restano due incarichi in conflitto tra loro: quello di sindaco, da tre mandati consecutivi, di un comune in provincia di Milano e il ruolo in Regione. Lo dice la normativa nazionale, ma l’esponente Pdl sembra non sentirci bene.

E dopo la richiesta inviata al Prefetto di Milano per sapere se fosse possibile diventare consigliere comunale, una volta dismessi i panni da primo cittadino, ci riprova. Il “no” della Prefettura non gli basta, così pone la stessa domanda al ministero dell’Interno presieduto dal collega di partito Angelino Alfano. Lo stesso che nei giorni scorsi ha dichiarato che “i prefetti sono fondamentali per l’ordinamento dello Stato e sono imprescindibili”. Le date sono importanti: la richiesta è stata inviata l’8 maggio 2013 e Mantovani sostiene di non avere ricevuto ancora una risposta. Per questo chiede al consiglio comunale di Arconate di “sospendere la procedura di decadenza (avviata dopo un’interrogazione del gruppo di minoranza, ndr) in attesa del previsto riscontro da parte del ministero dell’Interno”. La questione sarà discussa nella seduta cittadina convocata domenica 16 ed essendo i suoi consiglieri in maggioranza, difficilmente la richiesta del sindaco sarà disattesa.

Ilfattoquotidiano.it, però, aveva posto con anticipo la stessa domanda al Viminale, ricevendo il 17 aprile dalla segreteria del dicastero dell’Interno la conferma della necessità, per l’ex senatore Pdl, di abbandonare qualche poltrona: “La carica di sindaco è incompatibile con la carica di assessore alla sanità (e di vicepresidente) alla Regione Lombardia, come disposto dalla normativa regionale (art. 25, comma 4, legge regionale statutaria 30 agosto 2008, n. 1), che richiede per i componenti della giunta gli stessi requisiti di eleggibilità e di compatibilità alla carica di consigliere regionale. (…) Per completezza si segnala che in nessun caso il sindaco dichiarato decaduto può chiedere di rimanere a far parte del consiglio comunale in qualità di consigliere, non essendo titolare della relativa carica”. Da allora l’unica cosa che è cambiata è il titolare del dicastero che è passato dalle mani di Anna Maria Cancellieri a quelle di Alfano, mentre la legge è rimasta uguale.

Intanto a quasi quattro mesi dall’avvio della legislatura Maroni in Lombardia, il vice del governatore resta l’unico con una procedura di incompatibilità ancora aperta al Pirellone. I momenti di tensione tra i due non mancati, con l’esponente del Pdl spesso all’attacco del segretario federale della Lega Nord: “Il tema del nord sicuramente non è più un argomento trainante”, è stato il commento dopo la batosta elettorale del Carroccio alle amministrative. “Adesso lo incontro e gli spiego un po’ di cose …”, gli aveva risposto sarcasticamente Maroni.

La giunta delle Elezioni della regione Lombardia aveva rilevato irregolarità già lo scorso 15 maggio, avviando le procedure per la contestazione. Il tema doveva essere all’ordine del giorno del consiglio regionale della settimana scorsa, ma poi è slittato alla seduta del 18 giugno. “Da parte nostra abbiamo terminato l’iter della procedura, svolgendo un lavoro nella massima serietà e imparzialità – ha spiegato il presidente della giunta delle Elezioni Roberto Bruni (lista Ambrosoli) – Non abbiano ritenuto convincenti le controdeduzioni formulate dall’interessato”. Ancora da esaminare la posizione del consigliere Pd Mario Barboni, subentrato a Maurizio Martina dopo la nomina di quest’ultimo a sottosegretario del ministero alle Politiche agricole. Il consiglio regionale inviterà quindi Mantovani a optare entro 10 giorni, a partire dalla prossima convocazione, tra una delle due cariche.

In realtà le intenzioni del coordinatore lombardo del Pdl erano chiare ormai da tempo: tenere l’incarico più prestigioso, l’assessorato alla Sanità, e lasciare la guida il comune da 6600 abitanti alle porte di Milano. E’ lui stesso a metterlo nero su bianco in una lettera inviata pochi giorni fa a ognuno dei suoi concittadini su carta intestata del Senato della Repubblica, simbolo e suggello di tutte le poltrone accumulate e lasciate. “Cari arconatesi, come saprete ho assunto la carica di vicepresidente di regione Lombardia e assessore alla Salute – scrive Mantovani – In base alle attuali normative dovrò concludere con qualche mese di anticipo sulla scadenza (il 2014, ndr) il mio impegno di sindaco di Arconate”. Insomma, ha avvisato davvero tutti dunque, tranne il consiglio comunale e quello regionale.