Ci siamo. Manca meno di una settimana. Domenica prossima la prova più importante, il referendum consultivo a Bologna: sì o no ai finanziamenti pubblici per la scuola privata. Votare A: significa sostenere esclusivamente il finanziamento alle scuole dell’infanzia statali e comunali. Votare B, viceversa, continuare ad ammettere per le scuole dell’infanzia private il finanziamento erariale.

Basterebbe dare un’occhiata allo spiegamento delle forze in campo per capire – anche non ideologicamente – dove le lobby, i poteri forti e la cultura della violazione dei principi costituzionali (moderno è bello) si sono posizionate; il fronte del B: alti prelati (Bagnasco su tutti), politici (Sacconi, il ministro Anna Maria Bernini e il neo-sottosegretario all’Istruzione Toccafondi a destra; a cui si è aggiunta la neosenatrice Francesca Puglisi, già responsabile scuola della segreteria di Bersani, tutta la giunta del Comune di Bologna capeggiata dal sindaco Virginio Merola, con in testa a comandare la carica l’assessore coordinatore di Giunta Matteo Lepore, già dirigente delle cooperative “rosse”, e Romano Prodi), accademici (l’economista Zamagni, Massimo Cacciari, il pedagogista Franco Frabboni), intellettuali (Antonio Polito, l’ex assessore alla scuola della Regione E-R Sedioli), un intero partito (il Pd, che paga le proprie contraddizioni interne e una deroga ormai decennale al principio della laicità e del “senza oneri per lo Stato”).

Il comitato art. 33, promotore del referendum, per il quale si sta spendendo intensamente da un anno, il cui presidente onorario è Stefano Rodotà, ha raccolto l’adesione di tanti uniti dal comune vincolo dell’inderogabilità dei principi costituzionali. Ieri all’inizio del secondo tempo è comparso nella curva Bulgarelli dello stadio di Bologna, durante l’ultima partita di campionato, uno striscione che recitava così: MerolA [il sindaco di Bologna, ndr]:  BolognA + ScuolA PubblicA = A.Anche gli ultras del capoluogo emiliano, dunque, hanno voluto far sapere da che parte stanno. Un’abitudine già consacrata, considerando che erano già usciti con un altro striscione “politico”, con il quale si chiedeva il licenziamento dei poliziotti condannati per l’omicidio di Federico Aldrovandi. “L’oppio dei popoli” non produce, dunque, alterazioni troppo rilevanti…

Francesco Guccini ha scritto, in occasione della chiusura della campagna referendaria: “(…) La scuola – e la scuola dell’infanzia, pubblica laica e plurale –  come uno dei luoghi fondamentali dove l’uomo prende forma e inizia il suo viaggio. Entrare alla scuola pubblica, ove si opera senza discriminazioni e senza indirizzi confessionali, è il primo passo di ogni individuo che voglia imparare l’alterità e la condivisione; è il primo passo di ogni essere umano per diventare uomo, per diventare donna”. Ancora domenica una notizia significativa per tutti coloro che abbiano a cuore la scuola pubblica: in occasione della dodicesima edizione della Marcia di Barbiana, Il Centro di Formazione e Ricerca Don Lorenzo Milani ha pubblicato un documento per la scuola “di tutti e di ciascuno” che aderisce con convinzione alla battaglia di Bologna: “Tra una settimana, a Bologna, grazie alla caparbietà di un comitato di cittadini composto da uomini e donne liberi, la cittadinanza sarà chiamata ad esprimersi su un argomento molto importante: l’utilizzo delle risorse finanziarie comunali previste secondo il vigente sistema delle convenzioni. Si tratta di esprimersi se destinare i fondi disponibili alle scuole comunali e statali oppure alle scuole private paritarie ( per la stragrande maggioranza cattoliche confessionali).
Don Lorenzo sosteneva che bisogna essere di parte. Noi Centro Formazione e Ricerca Don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana siamo dalla parte della scuola pubblica comunale e statale, laica, senza secondi fini, e riteniamo che i fondi disponibili vadano interamente investiti in essa. Chiunque ha il diritto Costituzionale di dar vita a scuole private, ma la stessa Costituzione che garantisce questo diritto, chiarisce anche che sia “senza oneri per lo Stato
”.

Non ci resta che unirci alla conclusione del documento:
W la Costituzione, W la Scuola Pubblica e Laica. E attendere con fiducia l’esito del referendum: i cittadini bolognesi sapranno scegliere con consapevolezza da che parte si deve stare.

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