Studenti di 20 anni, cinquantenni che hanno perso il lavoro e anche pensionati. Ecco l’esercito di 710 promoters che un’agenzia di pubblicità ha fatto lavorare fino al 2012 nei centri commerciali – a 50 euro al giorno – senza che gli venissero pagati contributi, senza che avessero una copertura assicurativa e naturalmente senza contratto. Tutti italiani che sorridenti dovevano offrire promozioni per società e multinazionali: Pepsi, la Star, Biffi, Msc crociere, Kodak, Coca cola, Sky, Walt Disney e la Telecom. Gruppi estranei e ignari del fatto che la Fma, con sede a Milano, tramite una cooperativa di Livorno assoldava – rigorosamente per meno di 30 giorni per non rischiare rivendicazioni – i lavoratori. Che terminato il ciclo di promozioni non venivano richiamati. Nel giorno in cui l’Istat rende noto l’ennesimo bolettino che fotografa un’Italia di giovani e donne sempre più disoccupati l’operazione della Guardia di Finanza di Milano restituisce la fotografia di un disagio estremo di chi cerca un’occupazione anche per una sola giornata e che è disposto a essere un lavoratore in nero e senza nessuna garanzia.

E’ stata una verifica fiscale a far scoprire i 710 lavoratori irregolari che risultavano falsamente regolarizzati dalla società, ma in realtà erano tutti precari pagati 6-8 euro all’ora. E anche le regioni in cui questi schiavi del III millennio erano impiegati – Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia e Veneto – a far comprendere quanto profonda è la crisi economica. In alcuni casi i promoters venivano usati 2 o 5 giorni. La società rischia sanzioni fiscali pesanti: per ogni lavoratore non regolarmente assunto la legge prevede una sanzione amministrativa dai 1.500 ai 12.000 euro, alla quale si sommano 150 euro per ogni giornata lavorativa prestata in nero ed altre sanzioni accessorie. Alla società, pertanto, verrà notificata una multa tra un minimo di 1,6 milioni di euro ed un massimo di oltre 9 milioni di euro, corrispondenti ad oltre quattromila giornate lavorative. Le verifiche delle Fiamme hnnno permesso anche di constatare un’evasione fiscale. I documenti sono stati poi trasmessi a Inps, Inail e Ispettorato del Lavoro.

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