Per un giornalista o un fotoreporter è una sorta di Oscar alla carriera. Chi se lo aggiudica entra infatti nel gotha mondiale dell’informazione. Perché il Pulitzer è il più ambito riconoscimento del giornalismo, ma anche della letteratura, della drammaturgia e della musica americani. Il premio, diviso in ventuno categorie, è stato istituito nel 1917 dall’editore Joseph Pulitzer ed è gestito dalla Columbia university di New York. Che lunedì notte ha scelto i vincitori di quest’anno, ai quali va una ricompensa di 10 mila dollari (il vincitore nella categoria “pubblico servizio” riceve invece una medaglia d’oro, che va sempre al giornale).

Tanto di cappello al New York Times che si è aggiudicato il premio in quattro delle categorie più importanti. Giornalismo investigativo: per l’inchiesta di David Barstow e Alejandra Xanic von Bertrab sulle pratiche di corruzione della società americana Wal Mart in Messico. Giornalismo di approfondimento: per il lavoro sulle pratiche scorrette attuate dalla Apple. Giornalismo internazionale: per l’inchiesta di David Barboza sugli affari dei vertici del Partito comunista cinese e delle loro famiglie. Nella categoria innovazione digitale, infine, ha vinto il reportage Snow fall, pubblicato sul sito del giornale, in cui si racconta l’incredibile vicenda di un gruppo di sciatori rimasti intrappolati in una valanga.

Per la migliore fotografia il Pulitzer è andato a Javier Manzano, fotografo free-lance di Agence France-Presse, grazie allo scatto fatto in Siria il 18 ottobre 2012 (nella foto).

Quest’anno, poi, c’è stato anche un vincitore nella sezione narrativa. Nel 2012, infatti, nessun romanzo era stato considerato all’altezza di ricevere il Pulitzer. Questa volta invece è stato premiato lo scrittore Adam Johnson, autore di The Orphan Master’s Son, pubblicato in Italia da Marsilio con il titolo Il Signore degli Orfani. La giuria lo ha definito: “Un romanzo squisitamente artigianale che porta il lettore in un viaggio avventuroso nelle profondità della Corea del Nord totalitaria e negli spazi più intimi del cuore umano”.

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