La banca spagnola Bankia chiude il 2012 con un rosso da quasi 19,2 miliardi di euro, dopo avere ricevuto a dicembre 18 miliardi di aiuti europei. I fondi erano stati concessi da Bruxelles per dare il via a una profonda ristrutturazione, nell’ambito di un piano complessivo per le banche spagnole che ha visto mettere a disposizione fondi europei per 100 miliardi. La quarta banca spagnola, nazionalizzata a maggio, è diventata il simbolo del collasso del sistema creditizio iberico.

Rientrano nel piano di ristrutturazione, proposto l’anno scorso per ricevere gli aiuti europei, i 4.500 tagli già annunciati da Bankia, pari al 22 per cento della forza lavoro, e la chiusura di oltre un terzo degli sportelli. Jose Goirigolzarri, presidente dell’istituto, ha commentato i conti precisando che, nonostante il profondo rosso, la situazione finanziaria dell’istituto è sotto controllo. “Abbiamo un bilancio molto solvente”, ha commentato riferendosi al livello di indebitamento, “siamo un’entità solida e incredibilmente solvente”.

Il risultato di Bankia non è stato l’unico flop registrato oggi tra le banche del Vecchio Continente. Royal Bank of Scotland ha infatti archiviato il 2012 con una perdita pesante da 5,17 miliardi di sterline. L’istituto di credito britannico, nazionalizzato nel 2008 dal governo di Londra a causa della crisi finanziaria, ha messo così in bilancio un passivo per il quinto anno consecutivo. “E’ stato un anno che ha fatto riflettere”, ha avvertito in un comunicato, in cui “abbiamo provato a correggere gli errori del passato”.

La banca, che è ora all’81 per cento nelle mani dello Stato, ha quasi triplicato le perdite nel 2012. Sul risultato hanno pesato sicuramente i risarcimenti, legati alla vendita di prodotti finanziari a clienti non adeguatamente informati, e le multe pagate per il coinvolgimento nello scandalo della manipolazione del tasso Libor.

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