Non si ferma la violenza in Siria.  Il Consiglio Nazionale Siriano, una delle principali sigle dell’opposizione anti-Assad, denuncia una nuova strage di civili davanti ad un panificio. Secondo gli oppositori del regime, i cannoni delle truppe lealiste avrebbero ucciso a Talbise, cittadina a pochi chilometri a nord di Homs, almeno 15 persone in fila per comprare il pane. La stessa dinamica dell’attentato di domenica, che ha causato almeno 90 morti ad Halfaya, nelle provincia di Hama. Strage che, nella versione opposta rilasciata da governo di Damasco attraverso l’agenzia di stampa Sana, sarebbe stata opera di “un gruppo terroristico armato”.

Un ulteriore attentato nella zona di Homs avrebbe portato alla morte di sette persone “per aver inalato gas velenoso” e all’intossicazione di decine di altre. A lanciare l’accusa un gruppo di attivisti anti-Assad, citati da Al Jazeera, secondo i quali decine di altre persone nell’area sono stati colpiti da sintomi meno gravi ma che inducono a pensare che si trattasse di una gas nervino: nausea, perdita delle forze, visione offuscata e difficoltà respiratorie. “La situazione è molto difficile – ha spiegato uno degli attivisti alla rete pan-araba -. Non abbiamo abbastanza maschere anti-gas. Non sappiamo cosa sia questa sostanza ma i medici ci hanno detto che è qualcosa di simile al Sarin“.

Da settimane in  Siria c’è grande nervosismo per le notizie di accentramento in pochi centri militari delle componenti basi per creare gas letali dell’arsenale chimico di Assad, che si appresterebbe ad usarlo come ultima risorsa per fermare l’avanzata dei ribelli. Un passo che – come ricordato dalla comunità internazionale allo stesso Assad – rappresenterebbe il superamento del limite oltre il quale scatterebbe una reazione.

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