Gli Stati Uniti e la Nato avvertono la Siria e il presidente Assad. Ci sarà una “reazione immediata” in caso di uso di armi chimiche. Il Patto Atlantico ”sa che la Siria ha i missili e le armi chimiche” e “per questo è urgente” fornire protezione aerea alla Turchia. Il “possibile uso” di armi chimiche sarebbe “completamente inaccettabile”. In quel caso, ha dichiarato il segretario generale dell’Alleanza Anders Fogh Rasmussen, “mi aspetterei una reazione immediata”.  Il dispiegamento dei missili Patriot in Turchia, cui è atteso oggi il via libera dei ministri degli esteri Nato, “sarà solo difensivo” e “in nessun modo supporterà una no-fly zone o operazioni d’attacco”. Arrivando nel quartier generale dell’Alleanza a Bruxelles Rasmussen, ha definito “di grande preoccupazione” la situazione alla frontiera sud-orientale della Nato, ribadendo la “piena solidarietà con la Turchia”. Inoltre ha affermato di aspettarsi una decisione favorevole al dispiegamento di batterie di missili Patriot “per dimostrare la nostra determinazione a dissuadere ogni minaccia”. Il segretario generale della Nato ha aggiunto di aver già informato il ministro degli esteri russo, Serguei Lavrov, “nello spirito di piena trasparenza”.

Una “linea rossa” invalicabile l’aveva già tracciata il presidente Usa: “Se il regime di Assad dovesse usare armi chimiche sarebbe inaccettabile e ci sarebbero delle conseguenze. Il mondo sta guardando” ha ammonito ieri Barack Obama rivolgendosi esplicitamente “ad Assad e a chi obbedisce ai suoi ordini”. Il presidente americano – intervenendo a Washington a un incontro di esperti sul rischio di una nuova proliferazione delle armi nucleari –  ha avvertito come “l’uso di armi chimiche sarebbe totalmente inaccettabile e se qualcuno farà il tragico errore di usare queste armi ci saranno conseguenze e ne dovrà rispondere”. Obama ha quindi ribadito come gli Usa “continueranno a sostenere le legittime aspirazioni del popolo siriano e a collaborare con l’opposizione fornendo aiuti umanitari”. Il presidente ha confermato che l’obiettivo è quello di aprire in Siria “un processo transizione verso una Siria libera dal regime di Assad”. Anche la Francia prospetta ” una reazione severa” ha detto il ministro degli esteri francese Laurent Fabius arrivando alla riunione dei ministri degli esteri della Nato a Bruxelles. ”L’uso di armi di distruzione di massa avrebbe implicazioni gravi” e la Russia “non accetterebbe alcuna violazione dei trattati internazionali” se la Siria usasse armi chimiche. ha poi detto il ministro degli esteri Lavrov, aggiungendo che “finora ci sono stati tanti ‘rumours“’ che i russi hanno controllato e Damasco ha smentito.

Che la tensione stesse salendo vertiginosamente era già stato chiaro nel primo pomeriggio di ieri. L’ufficio di rappresentanza dell’Unione Europea a Damasco ha deciso di ridurre al minimo le sue attività nella capitale siriana a causa della scarsa sicurezza dovuta alla situazione del momento. E anche le Nazioni Unite hanno deciso di ritirare il personale “non essenziale” (25 persone su un centinaio) dalla Siria.  “La situazione sta cambiando in modo significativo – ha commentato Sabir Mughal, consigliere Onu sulla Siria, a proposito delle violenze che nelle ultime settimane coinvolgono sempre più la capitale Damasco, finora più sicura – C’è un rischio crescente per gli operatori umanitari, come risultato di spari indiscriminati e scontri tra le parti”. Alla luce di questa situazione, ogni agenzia Onu ha stabilito quali dei suoi operatori siano essenziali nel paese e quali possono operare dall’estero, almeno per il momento. In 25, su un totale di 100, dovrebbero lasciare il paese entro questa settimana. L’Onu ha anche deciso di sospendere tutti i viaggi del suo personale verso la Siria, fatta eccezione per il personale destinato alle emergenze. Finora, fuori Damasco, personale Onu è presente a Hassakeh, Qamishli, al-Raqqah, Tartous, Lattakia, Homs, Hama, Deraa, Aleppo e il Rif di Damasco. Un ufficio del World Food Programme a Deir-ez-Zor è stato trasferito già diversi mesi fa. “Il problema è che, nella maggior parte dei casi, il personale è rinchiuso negli uffici e non può uscire a operare”, ha spiegato Ruben Stewart, dell’Ufficio Onu per il coordinamento degli aiuti umanitari (Ocha).