L’eccellenza fiorisce sulla bocca degli stolti. Perfino Berlusconi e la Gelmini hanno imperniato su questa espressione di sapore prettamente pubblicitario, quindi di nessuna utilità nella vita reale e suscettibile solo di aggravare le sperequazioni esistenti in fatto di formazione, politiche basate, appunto, sul nulla al quadrato. Per non parlare dei professori di ginnastica mandati a dirigere un istituto di fondamentale importanza, specie nella situazione attuale, come quello di geofisica e vulcanologia. A quanto pare nulla è cambiato dai tempi di Berlusconi, i presunti tecnici continuano sulla strada degli incarichi basati unicamente sull’appartenenza di clan, salva ovviamente la preferenza per i banchieri ben satireggiata da Michele Serra sull’Espresso in edicola oggi.

Poi ci scontriamo con gravi fenomeni di incompetenza e svarioni assolutamente inaccettabili che costano molto, non solo alle finanze pubbliche, ma anche e soprattutto alle persone in carne e ossa, in termini di progetti di vita e povertà reale, vittime dell’altrui impreparazione e della proverbiale incapacità delle istituzioni italiane di collaborare fra loro. Salvo dedicarsi allo sport in cui eccellono le istituzioni italiane, lo scaricabarile

Prendiamo il pasticciaccio, perché di questo si tratta, degli esodati. Possibile che a nessuno sia venuto in mente, nel momento in cui si varava una politica di spostamento dell’età pensionabile, di per sé peraltro iniqua e irrazionale, che centinaia di migliaia di persone si sarebbero trovate, per vari anni, nella condizione di limbo giuridico di non essere più lavoratori senza poter essere ancora pensionati?

E’ intollerabile che in un Paese ad economia avanzata non si riesca a sapere, prima di fare scelte avventate e nocive, quante siano le persone che si sarebbero trovate in una condizione del genere. Tale circostanza dà un’idea, oltre che dello stato deplorevole dell’amministrazione pubblica, della scarsa considerazione nella quale il governo tiene i diritti delle persone e dei lavoratori e delle lavoratrici in particolare.

Forse di questo non è responsabile solo la ministra Fornero. Ma ancora più grave dell’incompetenza e inefficienza palese pare il suo atteggiamento censorio e arrogante, con il quale è giunta a minacciare l’Inps sostenendo che se si fosse trattato di un istituto privato sarebbero saltati i vertici in seguito alla diffusione del comunicato che  conteneva finalmente dati più vicini alla verità sul numero degli esodati.

Sicuramente la ministra non ha ben chiare alcune cose:

1. il dovere di trasparenza che incombe sulle amministrazioni pubbliche e che in molti i Paesi è osservato molto più che da noi, evidentemente anche per l’esistenza di una cultura della “riservatezza” di questo tipo;
2. la differenza enorme esistente tra le organizzazioni private che perseguono il proprio interesse e profitto e quelle pubbliche che devono perseguire il bene comune;
3. il fatto che non è attraverso l’arroganza del potere e le minacce che si rimedia a una situazione del genere, che richiederebbe invece umiltà e contrizione.

Si tratta di lacune gravissime per una persona chiamata a ricoprire per presunti meriti tecnici in realtà mai ben dimostrati, un’amministrazione chiave, specie in un momento di crisi come quello che stiamo attraversando,  come quella del welfare. Direi che si delinea un’insanabile incompatibilità tra le ideologie professate e i comportamenti tenuti dalla Fornero, da un lato, e i compiti delicatissimi che le sono attribuiti, dall’altro.

Ancora più grave ovviamente l’ipotesi, delineata da un sindacalista certo non sospettabile di ostilità preconcetta per l’esecutivo come Raffaele Bonanni, che la Fornero avrebbe dovuto essere a piena conoscenza dei dati reali da tempo. Perché dunque non li ha resi noti? Occultamento doloso o incompetenza davvero colossale? O entrambe le cose insieme?

Bene ha fatto quindi l’Italia dei valori a reclamarne (insieme alla Lega) le dimissioni immediate. Malissimo il Pd a non associarsi a tale richiesta, ma probabilmente sarebbe stato chiedere troppo a un partito oramai su tutti i piani succube e subalterno a Monti e alla sua congrega di tecnici più o meno incompetenti.

E’ quindi oggi doveroso e inevitabile chiedere che la ministra in questione sia inviata in un luogo dove non possa ulteriormente nuocere a questo Paese. Possibilmente in pensione, magari al minimo, almeno per qualche tempo. Affinché possa rendersi conto delle condizioni nelle quali sopravvivono oggi la maggioranza dei pensionati e dei lavoratori vittime delle sciagurate scelte politiche sue, del governo di cui fa parte e della maggioranza che lo sostiene.

E con lei se ne vada tutto questo governo di incapaci e assertori di ricette dannose per l’economia, per lo Stato e per il popolo italiano! Prima che sia troppo tardi!

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