Chi stabilisce i confini dell’arte? E la potenza di un’opera? Come si determinano le caratteristiche delle suggestione? E la sensibilità di un autore o di un artista, può sottomettersi ad anamnesi e diagnosi? Sono alcune delle domande che viene spontaneo porsi di fronte a questo esperimento capitolino, il Festival del Cinema patologico. Da oggi, mercoledì 11 aprile, fino al 15 dello stesso mese, la sua terza edizione, in cui cinema e disabilità mentale si incontrano – presso il Teatro patologico, a Roma in via Cassia 472 – attraverso una competizione creativa che comprende sia corti che lungometraggi (qui il programma).

La giuria, elemento decisamente innovativo dal punto di vista artistico e sociale per un Festival, è presieduta dall’attore Stefano Nicolò Amati ed è composta da 20 ragazzi disabili psichici. “E’ una giuria unica al mondo – dichiara Dario Ambrosi, direttore e produttore del Festival e presidente dell’associazione Teatro Patologico Onlus – che con coraggio si mette alla prova come un’équipe di valutazione, adottando parametri e criteri lontani dai canoni comuni per assegnare i premi per il Miglior film, la Miglior regia, il Miglior attore protagonista, la Miglior attrice protagonista”.

I ragazzi coinvolti hanno svolto un periodo di formazione cinematografica all’interno del programma didattico della Scuola di Formazione teatrale per ragazzi diversamente abili “La magia del teatro”, che ha cominciato le sue attività a partire da gennaio 2012. Da sempre vicini alle tematiche del disagio mentale attraverso la ricerca teatrale, i soci della onlus puntano, con questo Festival, a promuovere il giovane cinema italiano e straniero proponendo opere non necessariamente legate alla materia della disabilità e che anzi spaziano attraverso i più svariati contesti: “Lo scopo – continua Ambrosi – è quello di attivare una sinergia tra il mondo del cinema e l’ambiente in cui si lavora sul disagio mentale e sociale. L’incontro tra queste due realtà vuole contribuire da un lato a un arricchimento del linguaggio cinematografico e della libertà creativa e dall’altro vuole offrire una possibilità d’integrazione e di partecipazione alle persone con disabilità coinvolte nel progetto”.

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