Alla luce di tutti i castelli di carte che stanno crollando e che rivelano le disgustose pratiche dei partiti politici italiani, ultimo in ordine di tempo il duro e puro baluardo della Lega Nord, con il suo leader storico ormai sempre meno duro e sempre meno puro Umberto Bossi, mi ritorna dirompente alla mente la puntata di Servizio Pubblico del 29 marzo e quel grido di dolore e disperazione di Massimiliano, l’operaio di Sestri Ponente che con foga, con rabbia e frustrazione nei microfoni di Sandro Ruotolo ai politici urlava tutto il suo dolore. Quel “Gli avete mangiato il cuore, siete delle merde” superava come una bomba quella sottile linea della “buona educazione” e del “rispetto” a cui Michele Santoro faceva appello, rimproverando in modo insopportabile e arrogante l’operaio che evidentemente non sa stare nei salotti della televisione.

Non nego l’utilità di un programma come Servizio Pubblico, né ho intenzione di mettere in discussione la professionalità di Michele Santoro, ma quella scena mi ha lasciato un senso di straniamento, un amaro che non riesco a sciogliere.

Perché nell’intervento successivo un altro operaio ha chiarito il concetto, ha ripetuto molte volte “voi non potete capire”. E credo sia questa la chiave di lettura. Quelli presenti alla trasmissione erano lavoratori della Fincantieri, non pericolosi terroristi, né provocatori, né black bloc, né teppisti. Lavoratori che si spezzano la schiena per portare a casa 850 euro al mese e che come moltissimi italiani vivono un livello di disperazione che non può essere lenito semplicemente da un miserabile spazio in un programma nel quale si dibatte come si suole fare in televisione: civilmente, rispettosamente, sobriamente.

Quello che Santoro non può capire e che invece dovrebbe capire è che il suo lavoro di giornalista, come quello di tutti noi cronisti, non è un atto eroico, ma un servizio, appunto. E la sensibilità che è richiesta a lui, come a tutti noi, dovrebbe cogliere fino in fondo lo schifo, la frustrazione, la disperazione che porta uomini e donne a darsi fuoco in mezzo a una strada, a urlare, violando le regole della buona creanza, “siete tutti delle merde”, a immolare se stessi pur di rendere evidente come questo sistema economico sia anti umano e come la casta e la classe politica tutta ne siano un’espressione perversa e a volte sadica.

Oggi la Lega, che per due decenni ha cavalcato lo scontento di un settore rilevante del nord del paese, svela il suo vero volto, benché in molti avessero tentato in tutti questi anni di mostrare l’evidenza, di far notare come non fosse altro che populismo, che i leghisti, sicuramente i vertici, fossero fatti della stessa pasta del resto della classe politica. Gente del calibro di Bossi Umberto & sons, Calderoli, Rosi Mauro, mostrano i loro Kooly Noody, che non sono una gran novità, e sono un pessimo spettacolo.

E oggi le cassandre, per l’ennesima volta, si tengono la ragione
, possono dire di aver visto giusto, ma con la ragione ci si fa poco. Forse è tempo di alzarsi in piedi e dire con chiarezza e magari con poca educazione le parole esatte che definiscono la classe dirigente del nostro Paese.

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