Roberto Maroni lancia la candidatura del sindaco uscente di Verona, Flavio Tosi

Continua la resa dei conti all’interno della Lega nord. Roberto Maroni ricorda gli “attacchi intollerabili” subiti da Flavio Tosi “anche dall’interno del movimento”, simili a quelli “che ho subito io recentemente”. Lo fa a Verona, intervenendo alla manifestazione che lancia la ricandidatura del sindaco uscente della città veneta. Una corsa elettorale solitaria, senza il Pdl, che a Verona “si è comportato male”, ha annunciato Tosi.

“Sono venuto a esprimere sostegno mio e di tutta la Lega al miglior sindaco d’Italia, appena davanti a quello di Varese”, ha affermato l’ex ministro dell’Interno. Una “solidarietà personale” portata “a un leghista vero e autentico e che forse per questo, perché è stato trovato troppo bravo e troppo leghista, ha subito attacchi personali, anche dall’interno del movimento, che non sono tollerabili, e lo dico avendone subiti anche io recentemente”. Maroni si è detto “ferito”, ma pronto a considerare “chiusa” la vicenda, in vista dell’apertura della stagione dei congressi, una “decisione saggia” presa dal segretario Umberto Bossi. Perché i congressi sono “un esercizio di democrazia”.

Alle elezioni del nuovo sindaco di Verona, la Lega farà a meno degli ex alleati berlusconiani. “Oggi siamo qui con la Lega nord, con Roberto Maroni, con tanti amici che sono presenti per parlare dell’inizio di questa corsa solitaria della Lega per la campagna elettorale”, ha spiegato Tosi tra applausi e cori di sostegno. Perché “in primis una parte del Pdl a Verona non si è comportata come noi ci aspettavamo, ma soprattutto per un motivo nazionale molto forte: adesso io dovrò spiegare ai cittadini veronesi che chiederemo loro 200 euro a testa, compresi anziani e neonati, non perché il Comune aumenta le tasse, cosa che non ha mai fatto negli ultimi cinque anni, ma perché chi ha votato la manovra Monti ha chiesto ai cittadini quei soldi, e quindi anche il Pdl, che lo ha votato”. Per Tosi, dunque, è più logico che il Carroccio “si affianchi alla società civile con delle liste civiche, ma il ragionamento politico è che, alla fine, vince la Lega”.

Proprio in Veneto viene ufficializzata la spaccatura tra bossiani e maroniani. Succede a Porto Tolle, in provincia di Rovigo, dove si sono autosospesi 148 iscritti del Carroccio. Motivo del contendere, l’appoggio alla giunta locale, che vede contrapporsi Antonello Contiero, bossiano, segretario provinciale del Carroccio ed ex candidato alla presidenza della Provincia, e il suo vice Ivano Gibin, maroniano, vice presidente del consiglio provinciale e assessore comunale ai lavori pubblici. Dopo la scissione nel gruppo della Lega in consiglio comunale a Rovigo, Contiero ha commissariato la sezione di Porto Tolle, intimando al sindaco Silvano Finotti di revocare le deleghe a Gibin. Poi ha tolto l’appoggio alla giunta e ha imposto a Gibin e alla consigliera Paola Sacchetto di passare all’opposizione. Questi hanno rifiutato e si sono autosospesi dal partito con i loro sostenitori. E Tosi in più occasioni si è schierato al fianco dei ribelli polesani.

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