Era la destra dal volto umano, l’uomo politico che va al di là degli schieramenti. Poco ideologico, controcorrente, trasversale. Semplicemente moderno. Era questo Nicolas Sarkozy nel 2007, quando diventò presidente della Repubblica francese. Riuscì anche ad ammaliare diversi osservatori italiani delle cose francesi. Che invidia, pensavano…

Uno degli aspetti più mediatizzati del Sarko-pensiero, fu la «politique d’ouverture», la politica di apertura. Sì, coinvolgere nel suo Governo personaggi fino ad allora catalogati a sinistra. E francesi della seconda generazione, figli di immigrati, meglio se donne. Rachida Dati e Rama Yade, in particolare, erano le portabandiera di questa svolta. La prima, figlia di un muratore marocchino, diventata ministro della Giustizia. La seconda, di origini senegalesi, che venne nominata sottosegretario ai Diritti umani.

Che il mito di un Sarkozy «diverso» si sia ormai inesorabilmente infranto è reso evidente anche dal fatto che di quei personaggi, arrivati da sponde diverse della destra pura e cruda, non è rimasto nessuno a bordo del vascello del presidente (almeno, salvo rarissime eccezioni). A pochi mesi dalle prossime presidenziali, Sarkozy naviga incerto tra le solite derive nazionalistiche del gollismo francese (per recuperare consensi sul fronte dell’estrema destra) e gli auto-elogi sul suo presunto ruolo di pompiere della crisi europea. Arranca nei sondaggi. Di moderno, di nuovo, poco o nulla stavolta.

Le due donne che erano la prova vivente della sua apertura mentale hanno fatto una brutta fine. La Dati sta lottando inutilmente contro il premier François Fillon, che è stato catapultato nella circoscrizione elettorale della donna a Parigi, per le legislative, che si terranno contemporaneamente alle presidenziali. Sarkozy, davanti a un gruppo di deputati del suo partito, l’Ump, l’ha appena definita «una pazza». La Yade ha lasciato l’Ump nella scorsa primavera. Vorrebbe presentarsi alle legislative a Colombes-Asnières, la periferia parigina da dove proviene, ma stanno cercando di bloccare la sua candidatura sulla base di presunte irregolarità amministrative. Le due donne, a suo tempo strumentalizzate, non servono più. Basta. «Non rompete più». Circolare.

Personalmente, la Dati non mi ha mai convinto. Ma la Yade, che ho intervistato nel 2008, per Ventiquattro del Sole 24 Ore, è una forza della natura. Fin dagli inizi cercò di prendere le distanze da Sarkozy e soprattutto dalla sua banda. Già alla fine del 2007, al momento della discussa visita di Gheddafi a Parigi, mentre S. amoreggiava con il rais, lei disse che il figuro libico «deve capire che il nostro Paese non è uno zerbino sul quale un dirigente, terrorista o no, può pulire il sangue delle sua atrocità. La Francia non deve accettare questo bacio della morte». Amen.

Durante l’intervista mi raccontò che fino ai 9 anni aveva vissuto in Senegal «in una casa davanti al mare. Non so nuotare, ancora oggi, perché i miei genitori mi dicevano che l’acqua era piena di spiriti maligni, che potevano portarmi via». Non sembrava, comunque, avere paura.

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