Un’unica legislazione antimafia, un norma unitaria sulla confisca dei beni in tutta Europa. l’estensione del reato di associazione mafiosa in tutti gli stati. Sono questi gli elementi principali della relazione dall’europarlamentare dell’Italia dei Valori Sonia Alfano,approvata ieri mattina a Straburgo dal parlamento riunito in seduta plenaria con 584 voti a favore, 48 astenuti e 6 contrari. Una relazione a cui si è arrivati dopo due anni di lavoro congiunto di studio e ricerca che ha coinvolto attivamente i magistrati e i rappresentanti delle forze dell’ordine.

Il parlamento europeo comincia quindi a muovere i primi passi verso una lotta unitaria al crimine organizzato. Per la prima volta infatti viene tracciato il profilo degli strumenti necessari per elevare a livello europeo la lotta alle associazioni criminali, sempre più “multinazionali” e quindi sfuggenti alle legislature nazionali.

“Una proposta per ingegnerizzare le dinamiche di lotta al crimine” la definisce Antonio Di Pietro che insieme al presidente del gruppo liberale Guy Verhofstad e alla commissaria per la Giustizia Vivian Reding ha appoggiato e favorito il lavoro della Alfano, relatrice del progetto insieme ai colleghi Jan Philipp Albrecht, Rosario Crocetta, Salvatore Iacolino, Timothy Kirkhope, Cornelis de Jong.

L’obiettivo finale della relazione è quello di arrivare alla redazione di un unico testo antimafia europeo, comune in tutti i 27 Stati membri. Tra i punti principali del documento l’introduzione del reato di associazione mafiosa in tutti i paesi europei, ma soprattutto l’istituzione di una normativa comune in materia di sequestro e confisca dei beni riconducibili alle associazioni mafiosi.

A coordinare le forze di polizia transnazionale già esistenti (Euoropol, Eurojust) verrebbe varata una Procura antimafia europea, una sorta di motore politico europeo con potere inquirente. Elementi fondamentali per una lotta efficace alla Gomorra finanziaria che ha ormai messo radici gli ambienti economici di mezza europa, dove i carenti strumenti legislativi ne hanno finora garantito impunità.

“Al momento con il mandato europeo non si possono nominare periti, non si possono fare interrogatori, non si possono neanche utilizzare le impronte digitali: in pratica non è possibile indagare” dice il procuratore generale di Caltanissetta Roberto Scarpinato, durante il dibattito organizzato subito dopo il varo del documento in plenaria. Gli dà manforte il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri che racconta: “Tempo fa abbiamo inviato il mandato di cattura per il sindaco di una città australiana. Lo volevamo arrestare per associazione a delinquere di stampo mafioso: era affiliato alla ‘ndrangheta. Ma in Australia non esiste un reato del genere. Non abbiamo mai ricevuto risposta”.

In questo senso la relazione si propone di armonizzare sul piano europeo le competenze procedurali che mettono in contrasto gli inquirenti dei vari Stati. “Ci diranno che siamo andati a parlare male dell’Italia – ha chiosato Di Pietro – senza capire che noi portiamo in giro le eccellenze italiane nella lotta al crimine organizzato”.

“Il cammino è ancora lungo ma noi speriamo di aver dato un segnale a tutti quei cittadini europei che combattono con abnegazione il crimine organizzato”, ha detto la Alfano, che ha dedicato il suo lavoro ai familiari di vittime della mafia e ai testimoni di giustizia. Quegli stessi testimoni – da Roberta Iannì a Valeria Grasso e Ignazio Cutrò – che proprio nei momenti in cui il plenum del Parlamento Europeo votava, assistevano sulle tribune dei visitatori.

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