La Lega si sveglia frastornata dal congresso di domenica. Nella notte a Varese, davanti la sede leghista di via Magenta, qualcuno ha esposto uno striscione emblematico del clima che si respira nel partito: “Canton segretario di nessuno”. Parole impresse a lettere cubitali che testimoniano il livello dello scontro in atto nel Carroccio. Una lotta che non è fatta tanto contro il nuovo segretario provinciale, ma contro i vertici del partito che lo hanno imposto. È la storia di una lotta tra la base e il cerchio magico di Bossi. Tra chi chiede democrazia, trasparenza e rispetto delle regole e chi, dall’altra parte, impone e gestisce il partito a suon di diktat e forzature.

In queste ore i telefoni dei quadri locali e regionali sono bollenti. È un continuo di chiamate e racconti: “È stata una cosa allucinante, ma non possono averla vinta” e via di questo passo. Qualcuno pensa già alle contromosse, alle cose da fare quando arriveranno sospensioni ed espulsioni. E sono già stati ventilati anche esposti in Procura per falso ideologico. Su questa idea al momento nessuno si espone, ma con la garanzia dell’anonimato spiegano: “Alla prima espulsione si andrà in Procura. I verbali del congresso di un partito dicono cose che non sono avvenute realmente. Non mi sembra una cosa da prendere così alla leggera”.

Poi si fanno i calcoli sulle strategie e sui numeri, si pensa al direttivo provinciale, dove il neosegretario Canton è in minoranza. Insomma, sembrano esserci due leghe. Canton è stato voluto dal Cerchio magico e imposto da Bossi, ma non è né con Bossi né con Marco Reguzzoni che se la prendono. Al contrario, sono imbufaliti con quei personaggi che credevano vicini, in particolare per il comportamento di Giancarlo Giorgetti e Andrea Gibelli (presidente dell’assemblea varesina). Il primo ha convinto gli altri candidati in corsa per la carica di segretario ad abbandonare la gara, il secondo “per il bene della Lega” ha proclamato il vincitore senza passare dal voto. Ed è proprio questo uno dei punti più discussi nel day after: “Ci sentiamo traditi”, spiegano. “Non ci hanno fatto votare ed è anche contro il regolamento”.

Un regolamento che i registi dell’assemblea di domenica 9 ottobre hanno interpretato a loro uso e consumo, dando al presidente la facoltà di decidere l’elezione per acclamazione, proprio mentre la base chiedeva a gran voce il voto e nonostante le regole chiare emanate dalla Segreteria organizzativa federale del partito, che sul voto nei mesi scorsi aveva emanato una lettera di chiarimento. Un testo inequivocabile che sta rimbalzando nelle caselle di posta elettronica di tutti i militanti traditi.

La lettera, che ha per oggetto “candidatura unica – chiarimenti su voto segreto”, non lascia molti margini all’interpretazione: “Specifichiamo che in occasione di Congressi od Assemblee a qualsiasi livello, in presenza di un solo candidato alla carica di Segretario, dovrà essere obbligatorio il voto segreto. Il candidato unico risulterà validamente eletto solo se otterrà il voto favorevole del 50% più uno dei votanti”. Di fronte ad una simile mancanza di rispetto per le regole interne al movimento la maggior parte dei militanti non ha potuto far altro che gridare allo scandalo. Così volano stracci.

Basta sfogliare le pagine dei quotidiani locali o sbirciare sulle bacheche facebook dei leghisti varesini per tastare il polso della situazione. “Q uello che ho visto al congresso non lo dimentico facilmente”, ha dichiarato il sindaco di Caronno Varesino Mario De Micheli al quotidiano La Provincia di Varese. “Ci è stato impedito di votare . Ha vinto un personaggio che vale al massimo il 30% delle preferenze. Non lo considero il mio segretario, perché non lo ho votato. E la cosa grave per il partito è che noi militanti ci siamo compattati contro il gruppetto reguzzoniano”. Poi De Micheli continua nel suo racconto: “E’ assurdo, non hanno fatto parlare il segretario uscente. Gli è stato impedito di fare il discorso. Il segretario entrante non ha avuto nemmeno le palle di presentarsi a parlare. E, ribadisco, non abbiamo potuto votare. Ora se vogliono segarci ci seghino, resta un fatto: la Lega ha perso consensi in modo importante. Siamo diventati un partito come gli altri”.

Accanto alle sue dichiarazioni anche quelle di altri militanti e segretari di sezione , come Adriano Carollo: “Ci hanno tolto la democrazia. Ho sempre sentito dire da Bossi che il potere viene dal popolo, oggi mi hanno imposto un solo nome: o questo o questo. Oggi sono stato trattato come una pezza da piedi. Quando Gibelli ha imposto il nome, io sono andato da lui dicendogli che ci ha tolto la democrazia perché il potere viene dal popolo. Sono uscito perché ero nervoso e poi la sicurezza non mi ha fatto più rientrare. Queste sono cose che faceva il soviet supremo, non sono i giornalisti che inventano, è il movimento che non è più lo stesso”.

Altri hanno già deciso di rimettere la propria tessera, di dimettersi dalle cariche interne al movimento: “Qui si rischia un azzeramento del partito, una situazione che rischia di andare ben oltre Varese”. In queste ore la fronda si sta organizzando, sta cercando una strada coesa per affrontare la situazione, alcuni in fondo al tunnel vedono uno spiraglio di luce: “Il casino di domenica ci ha aiutato a superare le nostre divisioni interne. I militanti non sono mai stati uniti come in questo momento contro quei vertici che hanno perso la bussola”. Appunto. Uniti contro i vertici. Contro il Capo, il Senatùr, il secessionista ministro romano Umberto Bossi.

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