Lo hanno atteso fino all’ultimo. Ma alla fine Silvio Berlusconi ha deciso di non partecipare alla prima riunione dei deputati e senatori del Pdl con il neo segretario Angelino Alfano. Meglio evitare di aggiungere parole alla nota ufficiale con la quale il premier nel pomeriggio ha fatto marcia indietro sulla norma ormai ribattezzata ‘salva Fininvest’. Ad Alfano e al capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto è stato lasciato il compito di spiegare a tutti i parlamentari piediellini che “il principio era sacrosanto, ma per il solo fatto che la norma, pur essendo posta in chiaro e senza alcun sotterfugio, riguardava anche Berlusconi è stata strumentalizzata”.

La riunione, alla quale hanno preso parte un esiguo numero di ministri, si è incentrata sulle due brevi relazioni di Alfano e Cicchitto, entrambi convinti che sul caso P4 e sulla richiesta di arresto per Alfonso Papa non si può essere garantisti a correnti alternate. E’ stata proiettata una foto di Papa (con il volto oscurato, perché, ha detto Francesco Paolo Sisto, “questo potrebbe accadere a ognuno di noi”) mentre veniva pedinato durante le indagini che lo hanno riguardato. “Aspettiamo cosa dirà domani in commissione – è stato il ragionamento del capogruppo dei deputati Pdl – e comunque io non voterò mai per l’arresto di nessuno, non siamo noi che dobbiamo dare condanne o assoluzioni”. Del resto, anche sull’altro tema all’ordine del giorno, il testamento biologico, Alfano ha sostenuto che “si è trovato un buon compromesso tra laici e cattolici, perché non siamo noi che dobbiamo dare o togliere la vita”.

La riunione è servita anche a serrare i ranghi in vista delle prossime scadenze parlamentari, a partire dalla manovra. Cicchitto, temendo imboscate dell’opposizione, ha sollecitato una presenza costante di tutti i parlamentari del Pdl in Aula, “se necessario fino al 15 agosto”. E’ toccato ad Alfano, invece, suonare la sveglia al partito. “Il Pd si sente vittorioso ma non ha vinto né le elezioni né il referendum – ha detto -. Noi adesso siamo al pareggio e non può accaderci nulla di peggio, dobbiamo impegnarci per vincere le elezioni nel 2013. Il partito deve essere democratizzato, meno verticistico, sempre collegato con il governo. E deve avere una buona organizzazione territoriale, per evitare che le tensioni sul territorio si ripercuotano a livello nazionale”.

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