Dice il vicedirettore del Giornale, Nicola Porro, che al telefono con il portavoce di Emma Marcegaglia, Rinaldo Arpisella, lui cazzeggiava. E leggendo le intercettazioni non c’è ragione di non credergli. Se si pubblicassero tutte le telefonate tra giornalisti economici e uffici stampa si scoprirebbe che le minacce, quando ci sono, seguono di norma la traiettoria inversa.

E infatti il magistrato Woodcock che accusa Porro e Il Giornale di dossieraggio dovrebbe sapere che per fare una campagna di stampa contro la Marcegaglia non c’è bisogno di “spostare i segugi da Montecarlo a Mantova”. Basta fare un giretto su Google dove sarà facile trovare tutte le notizie che i grandi giornali non scrivono mai (prometto in un prossimo post un saggio esemplificativo).

Oltretutto Porro non è così stupido da pensare di poter minacciare la Marcegaglia senza che succeda quello che, suo malgrado, è successo. E qui veniamo al punto. E’ inutile che i politici di destra, come la scatenata Stefania Craxi, inveiscano contro il magistrato napoletano accusato di minacciare la libertà di stampa. E’ la Marcegaglia che si è presentata davanti agli inquirenti e ha accusato Porro di averla minacciata. E’ lei che ha chiesto a Fedele Confalonieri di intervenire su Feltri per bloccare tutto. E’ lei che si è sentita rassicurata quando Confalonieri ha comunicato che la missione era compiuta.

Quindi, se attacco alla libertà di stampa c’è stato, non l’ha fatto Woodcock ma la signora Marcegaglia. E verrebbe da chiederle: telefonate come quella a Confalonieri per fermare Il Giornale, quante volte figliuola?

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