Questa è la storia di cinquecento cristiani. Questa è la storia della ‘ndrangheta in Lombardia. E’ il passato prossimo e soprattutto il futuro della mafia più potente e ricca del mondo che a Milano è cresciuta e ha messo radici aggredendo con i propri tentacoli paesi e province. Venti gruppi criminali disseminati per l’intero territtorio lombardo. Ogni paese un capo locale, sotto di lui un piccolo esercito di luogotenenti, killer e trafficanti. In cima il big boss e una camera di regia per gestire gli affari e mediare i rapporti con i politici. Locali e non solo. Circa 130 comuni controllati solo nella zona del Pavese. Un catino enorme di voti e preferenze. Da barattere in cambio di appalti, protezioni, favori. Il tutto con l’assenso della classe dirigente lombarda, politica e imprenditoriale.

Un quadro a tinte foschissime raccontato fotogramma dopo fotogramma in questa clamorosa video-inchiesta. Spartizione del territorio, summit di mafia tra carciofi e melanzane, business, relazioni istituzionali. Tutto scorre nelle parole di un imprenditore che per anni ha vissuto fianco a fianco con i boss fino a diventarne vittima sacrificale e sacrificabile.

Ecco, allora, gli orti di Quarto Oggiaro, fortino blindatisismo dove “i compari” si siedono a tavola per discutere. E tra una mangiata e l’altra, si organizzano omicidi e spedizioni punitve. Qui si ritrova la macelleria mafiosa. Qui ci siamo stati e abbiamo filmato.

Sopra i gregari ci sono i boss. E tra i capi spunta il nome di Vincenzo Mandalari, capo di Bollate e membro, con Carmelo Novella, del direttivo Lombardo. Talmente potente da permettersi di organizzare una lista elettorale per far cadere un sindaco scomodo e non gradito. E con lui Rocco Ascone, il fidato bracciodestro che gestisce l’affare delle cave e del traffico di rifiuti tossici. Anche qui siamo andati e abbiamo filmato. Anche grazie all’aiuto di Frediano Manzi, presidente dell’associazione Sos Racket e usura.

E poi c’è la grande torta del movimento terra che assieme ricicla denaro, ne fa guadagnare di pulito e controlla il territorio attraverso i cantieri. L’edilizia, infatti, non solo è la porta per gli appalti delle grandi opere pubbliche, ma è anche la chiave per entrare nelle stanze della politica.

Politica che da qui ai prossimi anni si chiama Expo 2015. Ed è qui che questa storia criminale con morti ammazzati e fatti sparire, si trasforma in una storia di prestanome e colletti bianchi. Avvocati, ad esempio, che hanno ricevuto l’incarico di raccogliere e distribuire i lavori, di contare e chiamare a rapporto qelle persone “avvicinabili” che in cambio di una percentuale si mettono alla testa di imprese pulite solo in apparenza.

Questi i fatti. Per le opinioni bisogna chiedere ai politici lombardi. Che però a quasi una settimana dal maxi blitz tra Lombardia e Calabria, non parlano e si chiudono dietro a un silenzio che puzza molto di omertà

di Lorenzo Galeazzi e Davide Milosa

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