Gare d’appalto per la sorveglianza mai assegnate e un’illuminazione pubblica che lascia a desiderare. In tutto ciò, come ha potuto constatare ilfattoquotidiano.it visionando gli atti ufficiali della gara, il Campidoglio ha presentato solo ieri pomeriggio – a termini scaduti e solo dopo le polemiche politiche – domanda per l’ottenimento uno stanziamento regionale di circa 50.000 euro per la videosorveglianza. Il giorno successivo alla notizia dello stupro ai danni di una senzatetto tedesca di 57 anni, avvenuto nella centralissima Villa Borghese, a Roma è tempo di polemiche. Il terzo caso in appena 10 giorni – “un’epidemia” secondo il segretario leghista Matteo Salvini – ha messo in rilievo tutte le falle rispetto al controllo del territorio da parte degli enti locali, già fortemente in difficoltà su fenomeni meno gravi ma comunque dannosi come degrado, abusivismo commerciale e prostituzione. Tutto ciò, mentre l’assessore all’Ambiente del II Municipio, Rino Fabiano, assicura a ilfattoquotidiano.it di aver “messo in allerta molte volte” il comune “sulla situazione di Villa Borghese”, anche attraverso missive ufficiali indirizzate al Dipartimento Ambiente, “l’ultima inviata a fine giugno”.

IL MUNICIPIO ATTACCA: “VILLA BORGHESE È AL BUIO”
Rispetto alle lettere inviate in Campidoglio, l’assessore Fabiano afferma che non sono mai arrivati provvedimenti reali. “Purtroppo l’illuminazione è molto scarsa – spiega senza mezzi termini l’assessore municipale – All’interno della villa ci sono zone totalmente al buio, altre su cui incombe la luce fioca delle nuove lampade a Led installate da Acea”. Versione confermata da Giovanna Seddaiu, consigliera municipale di Sel: “Da donna, dopo il tramonto ho molta paura ad attraversare Villa Borghese. È un problema su cui finalmente il Campidoglio dovrebbe porre rimedio”. Fonti Acea specificano però che “i lampioni sulle strade di transito funzionano tutti, tranne uno che stiamo provvedendo ad aggiustare”. Il problema, comunque, accomuna tutte le ville storiche che ancora restano aperte la sera: “Il Servizio Giardini non è in grado di concentrarsi su questi parchi – continua Fabiano – Non si può andare avanti in questa maniera, tanto vale chiudere le ville storiche la sera, anche perché in questo modo non sono fruibili da nessuno”.

CHE FINE HA FATTO LA SORVEGLIANZA AFFIDATA AI VOLONTARI?
Il tema non è di poco conto. A Roma ci sono altre 31 aree verdi tra parchi, ville storiche e giardini. Attualmente questi siti vengo tenuti aperti, a seconda della stagione, dalle 7 alle 22, con un migliaio di Carabinieri in congedo, assieme a personale della Polizia Municipale e del Servizio Giardini, che assicurano l’apertura e la chiusura dei cancelli. Il 9 marzo scorso la giunta M5S di Virginia Raggi ha lanciato un bando per individuare custodi che si prendano cura di aprire e chiudere queste aree verdi. Il testo, rivolto alle associazioni di volontariato, chiede di realizzare il servizio “a titolo gratuito” fornendo un rimborso spese pari ad “1/5 del costo medio del carburante moltiplicato per i chilometri del singolo percorso” e poi “tessere Atac non nominali” per consentire l’arrivo dei volontari alle loro basi di partenza. Che fine ha fatto questo bando? I servizi sarebbero dovuti partire il primo aprile del 2017, ma a quanto riferisce l’agenzia Agi, l’apertura delle buste è ancora in corso.

VIDEOSORVEGLIANZA, IL CAMPIDOGLIO PARTECIPA IN RITARDO AL BANDO
Ma la polemica politica si è scatenata sulla questione della videosorveglianza. In mattinata, la sindaca Virginia Raggi aveva anticipato alle agenzie di stampa alcune delle proposte che porterà al Comitato per l’Ordine e la Sicurezza convocato in Prefettura per la giornata di mercoledì. “Il governo intervenga subito anche con leggi speciali – ha attaccato la sindaca – Qui a Roma stiamo potenziando il nostro sistema di videosorveglianza con più telecamere: sono un deterrente. Servono più forze dell’ordine per presidiare capillarmente il territorio e in particolare le periferie”. Raggi nomina la “video sorveglianza” e così, dopo pranzo, è il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, a convocare una conferenza stampa per mettere in fila tutte le iniziative portate avanti dal president . Tra questi, un bando da 1,9 milioni di euro al quale avrebbero partecipato 254 Comuni, 12 municipi di Roma “ma non il Comune di Roma”. Notizia, in realtà, anticipata qualche ora prima dalla capogruppo capitolina Pd, Michela Di Biase. Tutto vero? Il Campidoglio dice di no e smentisce attraverso la neo assessora ai Lavori Pubblici, Margherita Gatta: “Il Comune – si legge in una nota – ha dato seguito tempestivo partecipato con un progetto del Dipartimento Infrastrutture” e poi “i fondi destinati a Roma Capitale, Municipi inclusi, ammontano a 300.000 euro, prevedendo uno stanziamento massimo sul singolo progetto di 50.000 euro, a conti fatti una cifra sicuramente modesta”.

LA VERIFICA DE ILFATTOQUOTIDIANO.IT
Chi ha ragione fra le due parti? Ilfattoquotidiano.it è riuscito ad visionare gli atti legati alla partecipazione del bando. Il 13 settembre (due giorni prima della scadenza) arriva in Direzione regionale Politiche per la Sicurezza, una missiva firmata dalla sindaca Virginia Raggi, dove si delega l’ingegner Maurizio Di Tosto, dirigente del Dipartimento Infrastrutture, “al fine di rappresentare l’Amministrazione Capitolina” in relazione al procedimento. E il progetto? E la domanda di finanziamento? La pec risulta essere stata spedita il giorno 19 settembre 2017 alle ore 16.36, ovvero, almeno un’ora dopo la conclusione della conferenza stampa di Nicola Zingaretti. Resta l’importo che, come specificato dal Campidoglio, “è insufficiente alle esigenze di una città come Roma”, mentre “nell’ultimo bilancio di Roma Capitale la sindaca Raggi ha fortemente voluto inserire un primo stanziamento di mezzo milione”.