Gli assessori di 30 città rimandano il Piano casa: “Serve un confronto diretto con il governo. Non siano i Comuni a pagare”
Secondo la premier Giorgia Meloni consentirà di “rendere disponibili 100mila alloggi popolari nei prossimi 10 anni”. Ma il “Piano Casa” varato giovedì scorso dal consiglio dei ministri non convince gli assessori alle politiche abitative delle principali città italiane fra cui Bologna, Roma, Milano, Napoli, Torino e Genova. Con un documento firmato dagli aderenti all’Alleanza Municipalista per il Diritto alla Casa, 30 di loro accolgono con riserva il Piano e chiedono al governo un confronto diretto con i Comuni per definire l’attuazione delle politiche per la questione abitativa.
Al piano “dedichiamo fino a 10 miliardi di euro” ha detto la premier in conferenza stampa. Gli assessori attendono di leggere il testo definitivo del provvedimento, per capire, tra le altre cose, quante saranno effettivamente le risorse stanziate: “Non si può pensare di risolvere il problema della casa con un Piano nazionale che di fatto si avvale di fondi già destinati ai Comuni per progetti di rigenerazione urbana. – si legge nel comunicato – Servono fondi nuovi, dedicati e vincolati: chiediamo che non siano i Comuni a pagare il Piano casa”.
L’Alleanza chiede anche garanzie sulla consistenza degli alloggi annunciati rispetto all’emergenza abitativa nelle città e una priorità esplicita per l’edilizia residenziale pubblica, visti “i numeri dei nuclei presenti nelle graduatorie e il bisogno in cui versa il patrimonio pubblico mai finanziato da anni”. Oggi, sottolineano gli assessori, sono le città a “gestire concretamente la questione abitativa, spesso con risorse insufficienti ma con responsabilità crescenti”. Per questo nel documento si chiedono al governo adeguate garanzie per un sufficiente numero di alloggi rispetto “all’emergenza” abitativa “che le città stanno vivendo”. I firmatari del testo promettono anche più attenzione alle iniziative a favore della fascia di popolazione oggi esclusa tanto dal mercato privato quanto dall’edilizia pubblica.
Importante, spiega l’Alleanza, sarà anche tutelare la cittadinanza da un eccessiva semplificazione urbanistica. Ridurre la burocrazia, velocizzare i procedimenti amministrativi e snellire le pratiche edilizie può essere positivo, ma “interventi di questa natura devono evitare scorciatoie che rischiano di indebolire la pianificazione e la qualità urbana, oltre che aprire spazi a operazioni non coerenti con l’interesse pubblico“. Proprio su quest’ultimo punto, la rete degli assessori chiede che venga fatto un “robusto investimento in soluzioni abitative alternative e in presa in carico sociale”, per affrontare la questione degli sfratti senza scaricare tutti i costi economici e sociali sui Comuni.