“Vizi procedurali”. Con questa motivazione, il Collegio dei Probiviri del Movimento 5 Stelle ha annullato il provvedimento di “sospensione cautelare” nei confronti della consigliera Cristina Grancio, balzata agli onori delle cronache per aver espresso forti dubbi e non aver partecipato al voto, in commissione, sul progetto del nuovo stadio dell’As Roma a Tor di Valle. Una notizia appresa con un po’ di imbarazzo nella maggioranza pentastellata in Campidoglio, dato che Grancio da due mesi è stata in pratica emarginata. La decisione del collegio interno al movimento arriva alla vigilia del pronunciamento del tribunale ordinario, al quale la consigliera si era rivolta assistita, anche in questo caso, dall’avvocato Lorenzo Borrè. Il legale è noto per aver già difeso le posizioni di altri attivisti entrati in rotta di collisione con il Movimento, prima fra tutti la genovese Marika Cassimatis, vincitrice delle comunarie e candidata sindaca del M5s prima della sconfessione di Beppe Grillo. Il pronunciamento del Collegio su Grancio, a questo punto, rende vano proprio quello del tribunale.

BORRÈ: “NON E’ STATO SPECIFICATA LA VIOLAZIONE”
La sospensione della consigliera Grancio si era palesata dopo che, in commissione urbanistica, aveva disertato il voto sulla pubblica utilità dello stadio di Tor di Valle, esprimendo anche timore sul possibile “danno erariale” che ne nascerebbe. Contattato da ilfattoquotidiano.it, l’avvocato Borrè ha provato a spiegare le motivazioni che hanno portato al dietrofront sul caso Grancio. “Più che un vizio procedurale – ha detto – è stato un vizio sostanziale. Nel ricorso ai Probiviri presentato in forma anonima, non era stata specificata la violazione. È come fare una denuncia per appropriazione indebita senza dire l’oggetto del furto, l’ora, le modalità e tutto il resto. Tra l’altro, la mia assistita non ha mai votato contro una proposta di delibera della sua maggioranza: ha solo espresso dei dubbi in sede di commissione come farebbe qualsiasi esponente istituzionale eletto in un’Assise che non avesse capito a pieno il provvedimento proposto”. Senza considerare che, come spiega ancora Borrè, “abbiamo fatto notare come i deputati che formano il collegio dei probiviri in Parlamento abbia votato in maniera contraria al proprio gruppo di appartenenza almeno una trentina di volte”. Cosa accadrà a questo punto a Grancio? “Secondo me poco o nulla – aggiunge il legale – La mia assistita non è mai stata esclusa di fatto dal gruppo, solo una volta, alcune settimane fa, le fu impedito di partecipare a una riunione di maggioranza da parte di una persona che poi si vide notificare una diffida ufficiale”.

LE REAZIONI: SILENZIO IN CAMPIDOGLIO

Ilfattoquotidiano.it ha provato a registrare qualche commento sul caso Grancio da parte degli esponenti della maggioranza pentastellata. “Non abbiamo notizie”, spiegano dall’Assemblea Capitolina, mentre anche il capogruppo Paolo Ferrara non entra nel merito della questione. “Al momento non ci sono commenti, non siamo nemmeno in grado di confermare la notizia”, azzardano dagli uffici del gruppo capitolino. La stessa Cristina Grancio, contattata, ha spiegato che “apprendo ora da voi la notizia, devo ancora leggere le motivazioni”. Felice per la sua collega e amica la consigliera Monica Montella, che su Facebook aveva palesato la propria vicinanza a Grancio: “Anch’io apprendo da voi – dice a ilfattoquotidiano.it – Sicuramente ora chiederò formalmente al capogruppo quali saranno gli effetti formali di questo pronunciamento. Spero che Cristina torni a far parte a pieno titolo del nostro gruppo, come in effetti è sempre stato”.