Sull’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre del 2001, in questi anni si è detto e scritto di tutto. Di certo quei brutali attentati, per gli Usa, non sono stati intesi come un’opportunità per iniziare un esame critico relativo alle loro aggressive politiche espansionistiche. Con la tipica tracotanza da Impero, hanno risposto con feroce violenza, anche se questa efferatezza ha reso tutti meno sicuri e ha generato delle guerre che hanno innescato una spirale perversa che sembra interminabile.

Dopo l’11 settembre, sebbene nessuno dei dirottatori fosse afgano, l’Afghanistan fu bombardato con una brutalità inaudita. Oggi, dopo 16 anni e dopo aver speso cifre iperboliche, gli Usa sono ancora lì per garantirsi il controllo dell’oppio, oltre che il transito dell’oleodotto e del gasdotto. Una sconfitta per l’impero Usa proprio come in precedenza lo era stata per gli inglesi e i russi. Il governo di Ronald Reagan negli anni 80 aveva finanziato la guerra santa in Afghanistan contro l’Urss, versando tre miliardi di dollari ai fondamentalisti islamici. Si trattava dei padri degli odierni gruppi terroristi che definì “combattenti per la libertà”, tra loro c’era anche Osama Bin Laden. Bin Laden, accusato di essere responsabile degli attacchi dell’11 settembre. Secondo la versione governativa, fu ucciso il 2 maggio del 2011 durante un intervento di forze speciali denominato Operation Neptune Spear. Si nascondeva in un compound di Abbottabad in Pakistan; gli Stati Uniti, violando la territorialità di un Paese sovrano, assassinarono lo sceicco e sua moglie. Persino ai nazisti era stato concesso un processo, invece il corpo di Bin Laden fu portato via dal compound e gettato in pasto agli squali nell’oceano.

Sui fatti dell’11 settembre 2011, la versione ufficiale è un puzzle di menzogne che ancora a lungo mostrerà un’immagine falsata dei fatti. Invece, ciò che accadde in Cile l’11 settembre del 1973 è chiaro anche se i principali organi di “informazione” sono sempre restii a parlarne. Nel 1970, dopo la vittoria de L’Unidad Popular, la coalizione politica che faceva capo al candidato presidente Salvador Allende, la Cia subito si mise a lavoro per boicottare tale esito sgradito. Henry Kissinger, all’epoca Consigliere per la Sicurezza nazionale Usa, affermò: “Non vedo perché dovremmo restare con le mani in mano a guardare mentre un Paese diventa comunista a causa dell’irresponsabilità del suo popolo. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli”.

In poco tempo si organizzò il colpo di Stato, come chiarito da Richard Helmes che ha ricoperto il ruolo di direttore della Cia dal 1966 al 1973: “Non c’è molto da spiegare. Semplicemente, il presidente degli Stati Uniti non voleva che Allende diventasse presidente del Cile. Nixon voleva liberarsi di Allende il prima possibile: colpo di Stato, golpe, defenestrazione tutto pur di liberarsene. Mi disse di fare qualsiasi cosa per farlo uscire di scena”. Il Cile divenne anche il primo esperimento di quel sistema neoliberista che poi è stato esteso a livello globale, permettendo la concentrazione della ricchezza in pochissimi grumi di potere.

Mentre i carri armati colpivano il palazzo, a cadere a pezzi era anche la democrazia destinata per volontà di Washington ad essere sostituita dalla dittatura militare di Pinochet. Le ultime parole di Allende, la mattina dell’11 settembre del 1973, pronunciate nella Moneda, sede della democrazia in Cile, sono rimaste celebri anche se ignorate in Occidente. Sono le parole di un uomo perbene che si era permesso di lavorare per gli interessi dei propri concittadini e non allinearsi ai diktat dell’impero a stelle e strisce.

“Io sarò sempre accanto a voi. La mia eredità rimarrà degna di un uomo rispettabile, un uomo che fu leale alla sua patria. La gente dovrebbe difendersi, non sacrificarsi. La gente non dovrebbe lasciarsi mitragliare con le pallottole né essere abbattuta, però non dovrebbe nemmeno lasciarsi umiliare. Lavoratori del mio paese, ho creduto nel Cile e nel suo destino. Altri uomini supereranno questo momento oscuro e amaro in cui i tradimenti si utilizzano per vincere. Continuate voi, ma sappiate che presto di nuovo si apriranno le grandi vie dei pioppi dove marceranno uomini liberi per costruire una società migliore. Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori! Queste sono le mie ultime parole. E rimango convinto che il mio sacrificio non sarà vano. Ho la certezza che questo sacrificio sarà una lezione morale che punirà la viltà, la codardia e il tradimento”.