L’Ape volontaria può partire. Con qualche nodo ancora irrisolto e in netto ritardo, considerando il fatto che il decreto attuativo era stato inizialmente annunciato per marzo. Dopo la firma di quelli per l’accesso all’Ape social e per i lavoratori precoci con almeno 41 anni di contributi apposta prima dell’estate, il 22 maggio scorso, il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni lunedì 4 settembre ha firmato invece il decreto attuativo che riguarda l’Anticipo pensionistico volontario, un prestito finanziato dalle banche e protetto da una polizza assicurativa. Un passaggio necessario per l’entrata in vigore della misura: l’invio delle domande, quindi, dovrebbe essere possibile dal mese di ottobre. Al momento della richiesta all’Inps della certificazione per la pensione, il lavoratore avrà tutte le informazioni su banche e assicurazioni che aderiscono e potrà sottoscrivere online la richiesta. Ad annunciare la novità è stato un comunicato ufficiale pubblicato su Twitter con foto della firma.

LA NUOVA MISURA E LE MODIFICHE – Avranno accesso all’Ape volontaria i lavoratori con almeno 63 anni di età, 3 anni e sette mesi di distanza massima dalla pensione di vecchiaia, 20 anni di contributi e un assegno mensile non inferiore a circa 702 euro. Il governo ha stimato che la platea potenziale sarà di circa 300mila persone nel 2017 e di 115mila nel 2018. La misura permetterà di lasciare il lavoro fino a tre anni di anticipo, con una decurtazione della pensione che verrà erogata dall’Inps al netto della rata del prestito. Che comprenderà ovviamente non solo la restituzione del capitale, ma anche gli interessi e il costo dell’assicurazione per i quali si potrà beneficiare della detrazione del 50% a carico dello Stato. Il prestito sarà restituito in vent’anni, dopo i quali la pensione tornerà ad essere versata integralmente al titolare.

Fermo restando che nella richiesta di finanziamento dell’Ape si dovrà tenere conto degli altri debiti pluriennali contratti, come ad esempio il mutuo per l’acquisto della casa. L’ammontare massimo della quota mensile di Ape ottenibile deve essere tale da determinare una rata di ammortamento che, sommata ad eventuali altre rate per prestiti già contratti con ammortamento residuo superiore alla durata di erogazione dell’Ape, “non risulti superiore al 30% dell’importo mensile del trattamento pensionistico, al netto di eventuali rate per debiti erariali e di eventuali assegni divorzili”, come si legge nel decreto.

La firma del decreto è stata rinviata diverse volte. L’ultima a luglio, dopo il parere del Consiglio di Stato, favorevole sì allo schema di decreto attuativo, ma con qualche osservazione: dalla maggiore trasparenza nei contratti da stipulare con le banche, al diritto di recesso dal contratto di finanziamento e dal contratto di assicurazione, fino all’efficacia retroattiva della norma suggerita dall’organo con lo scopo di annullare il ritardo accumulato nell’emanazione del regolamento e far beneficiare fin dal primo maggio degli effetti della misura. Il testo originale è stato così rivisto e modificato raccogliendo diversi suggerimenti del Consiglio di Stato. La possibilità di accedere all’Ape dovrebbe decorrere da maggio, ma solo per chi ne fa richiesta e dimostra di averne necessità.

I NODI DA SCIOGLIERE – Firma a parte, ora andranno chiarite alcune questioni pratiche. Devono essere ancora sottoscritte, infatti, le convenzioni con l’Associazione bancaria italiana (Abi) e l’Associazione nazionale per le imprese assicuratrici (Ania). La prima riguarda il prestito per i futuri pensionati, la seconda la polizza che copre il pagamento del debito residuo in caso il pensionato muoia prima della restituzione completa della somma. “Sono strumenti costosi per i lavoratori, ma sono su base esclusivamente volontaria e li sceglieranno i lavoratori che lo riterranno opportuno”, commenta il segretario confederale Uil, Domenico Proietti.

Analogamente il segretario confederale della Cgil, Roberto Ghiselli ricorda che l’Ape volontaria è uno strumento “oneroso per lavoratori” ed “è tutt’altro che operativo”. Intanto, sottolinea il sindacalista, “non è un anticipo di pensione, contrariamente a quanto affermato dalla sottosegretaria alla presidenza del Consiglio Boschi”, ma si tratta di “un prestito bancario oneroso per i lavoratori, che dovrà essere restituito per intero con tanto di costi per interessi e garanzie assicurative”. Non solo. “È bene inoltre ricordare – aggiunge il dirigente sindacale della Cgil – che l’Ape volontaria è tutt’altro che operativa, mancando ancora la registrazione della Corte dei Conti, la pubblicazione, la circolare Inps e, soprattutto, le convenzioni con il sistema bancario ed assicurativo, con tutte le insidie che ciò può nascondere soprattutto in termini di tassi d’interesse da applicare a carico dei lavoratori”. Ghiselli sottolinea, infine, che “naturalmente saranno le singole persone a valutare se utilizzare o meno l’Ape e la Cgil e il suo patronato garantiranno a tutti le adeguate informazioni su questo strumento”.