“Sono qui per spiegare ai nostri partner che la Francia è tornata e con il presidente siamo pienamente impegnati a renderla più forte e a prendere le giuste decisioni, anche quelle drammatiche, che serviranno a migliorare la situazione economica del Paese”. Emmanuel Macron ha inviato un messaggero dotato di rara sintesi ed efficacia ai suoi partner europei riuniti al Forum Ambrosetti di Cernobbio. Dove il ministro francese dell’Economia Bruno Le Maire ha riassunto in pochi minuti la tabella di marcia dell’esecutivo transalpino. Che sul fronte interno prevede corposi tagli sia delle tasse che della spesa pubblica per essere “più forti” ma anche “più attraenti”, mentre su quello esterno punta sul completamento dell’Unione alla faccia dei cugini d’Oltremanica.

Il carico fiscale e la spesa pubblica eccessiva, insieme a un mercato del lavoro “complicato”, sono i due talloni d’Achille d’Oltralpe ricorda innanzitutto Le Maire. “Così abbiamo deciso di rivedere il modello francese”. E così accanto alla travagliata riforma del lavoro è stato deciso di ridurre la pressione fiscale. “La decisione è già stata presa e sarà effettiva a partire dall’inizio del 2018. Taglieremo la corporate tax dal 33% al 25% dal 2022, cancelleremo la patrimoniale che non è efficiente e non dà il giusto segnale per gli investitori interessati alla Francia e introdurremo una flat tax su alcune rendite da capitale che è più evoluta ed efficiente e renderà il Paese più attraente”. Quindi il taglio della spesa pubblica “perché possiamo fare meglio senza spendere così tanto”. E poi la cessione di alcune società pubbliche non più strategiche per “avere denaro per finanziare l’innovazione”.

Sul fronte esterno, poi, la strada è lastricata di intenzioni bellicose: completamento dell’Unione a tutti gli effetti. Costi quel che costi. “Vogliamo costruire con tutti i partner, specialmente con la Germania, un’Eurozona più integrata. Vogliamo completarla e renderla un continente economico che sia forte, come la Cina e come gli Usa“, ha rilanciato Le Maire. “Per fare questo serve unità, convergenza e lo stesso tipo di politiche. Per essere forti c’è bisogno di una capacità fiscale all’interno dell’eurozona e una convergenza fiscale e seguiremo questa strada con i nostri amici tedeschi entro la fine del 2018″, ha quindi avvertito il ministro transalpino. Che per rilanciare il suo Paese ha bisogno di rispolverare il modello di un’Unione che non sia vera solo a parole: “Serve un fondo monetario europeo come l’Fmi e un ministro delle finanze a livello dell’Eurozona a cui spetti il compito principale di migliorare la situazione economica, e non ai singoli Stati membri”. Quindi l’asse franco-tedesco, tanto più naturalmente solido con l’uscita di scena degli inglesi:  “Per essere forti c’è bisogno di convergenza e unità. Con la Merkel abbiamo parlato di una nuova Eurozona ancora più forte, la collaborazione tra Merkel e Macron è molto stretta”.

“Quando sono in Italia sono felice, e voglio che i miei amici italiani lo sappiano. So che ci sono stati del misunderstanding nelle ultime settimane”,  è infine il messaggio personale per “gli amici italiani” con i quali negli ultimi tempi gli screzi non sono certo mancati, vedi FincantieriStx da una parte e Mediaset-Vivendi dall’altra. “Li cancelleremo”, dice non spiegandosi come mai l’Italia si sia accorta solo ora della forte presenza francese nei suoi affari e garantendo che per l’affaire Stx  bisognerà “trovare un compromesso“. Che sarà  all’ordine del giorno di un tavolo con Pier Carlo padoan in calendario per l’11 settembre. Obiettivo: accordarsi entro fine mese e iniziare a “costruire una bella storia industriale italo-francese, un risultato per tutta l’Europa”. Perché per essere forti ci vogliono unità, convergenza e lo stesso tipo di politiche.