Raffaele Cantone dice no alle sanatorie per risolvere il problema dell’abusivismo. Ma secondo il presidente dell’Anac anche la strada dell’abbattimento di tutti gli immobili abusivi non è percorribile, perché “ci vorrebbero anni e la militarizzazione del territorio”. La ricetta è invece “una riforma di sistema definitiva, un piano straordinario”. Il magistrato interviene sul dibattito vivo da giorni e rinfocolato dal terremoto di Ischia, che ha messo in luce la fragilità del territorio campano. Dopo che il governo di Paolo Gentiloni ha impugnato la legge approvata a giugno dalla regione Campania proprio su questo tema. E ne ha per tutti: la “camorra vorace”, un “pezzo di imprenditoria collusa”, una “politica locale che non ha pianificato” ma solo “sfruttato in una logica miope e affaristica”, una “politica nazionale che ha sfornato leggi criminali e criminogene (come i condoni)”. Ma pure la “cittadinanza distratta e in parte egoisticamente convinta che a casa propria si può fare di tutto” e “un ambientalismo debole e più interessato alle carriere politiche”.

In una lettera indirizzata a Repubblica il numero uno dell’Anac scrive che per fronteggiare in modo definitivo il problema dell’abusivismo occorre “predisporre un piano straordinario che, coinvolgendo anche le realtà locali, ridisegni con chiarezza la geografia urbanistica dei territori”. E verifichi “la recuperabilità” degli edifici in territori “ormai urbanizzati”. Due le opzioni: prevedere “in parte l’acquisizione degli immobili stessi al patrimonio pubblico, in parte la possibilità, per quelli più modesti, di riacquisto da parte dei costruttori previo pagamento di oneri che consentano di fornire servizi adeguati e l’abbattimento, senza alcuna remora, da parte del Genio militare di quelli costruiti in zone vincolate o su terreni demaniali“.

Non solo. Accanto a questo piano, occorre “modificare contestualmente la normativa sugli illeciti edilizi in modo da rendere certi e spediti i futuri abbattimenti ed evitando si riparta punto e daccapo”, spiega Cantone. Che ammette come sia difficile tentare di “trovare soluzioni giuste e concretamente perseguibili”. Ma di sicuro non c’è rimedio “nelle opposte radicalità, quelle indicate sia da chi dice ‘abbattiamo tutti gli immobili abusivi’ (ci vorrebbero anni e la militarizzazione del territorio), sia da chi propugna provvedimenti legislativi di più o meno mascherata sanatoria“. Secondo il magistrato “entrambi finiscono per rinviare il problema alle future generazioni, lasciando una situazione di irregolarità di un vasto patrimonio immobiliare che rende persino incerti i rapporti giuridici”. Cantone rifiuta anche la posizione, più volte citata all’interno del dibattito politico, di chi invoca la tutela degli abusi di necessità, “termine dietro il quale si può nascondere di tutto” afferma.

In tale senso la politica non può venire meno ai suoi doveri anche se è “evidente che una scelta del genere richiederebbe grande coraggio e forse nel breve periodo farebbe perdere qualche voto – ammette Cantone. “Ma certamente restituirebbe un po’ di fiducia ai cittadini onesti, che sono tanti, e al territorio. Se questo, come è probabile, non accadrà, attenderemo la prossima tragedia (annunciata), per risentire inutili e sterili giaculatorie” conclude.