È stata una battaglia durissima quella tra accusa e difesa. Sia in primo che in secondo grado. Il pm Letizia Ruggeri prima e il pg, Marco Martani poi hanno sostenuto oltre ogni ragionevole dubbio la responsabilità penale di Massimo Bossetti per cui hanno chiesto l’ergastolo.  La difesa, sostenuta dagli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, ha sin dalle indagini preliminari ribattuto punto per punto tutti gli elementi contestando soprattutto la prova del Dna. Ecco le tesi di accusa e difesa a confronto. I giudici di primo grado hanno condannato l’imputato all’ergastolo.

PROVA DEL DNA – La traccia biologica (rinominata 31G20) trovata sugli slip e sui leggings della vittima attribuita a Ignoto 1 è considerata la prova regina dell’accusa. Un elemento molto significativo per gli inquirenti visto che i due non si conoscevano ed è su un indumento intimo della vittima. Una traccia mista, forse sangue, di Yara e Ignoto 1. Il risultato positivo, il match, è arrivato dopo un’indagine che ha comportato il test per migliaia di persone. Si risale al padre del presunto colpevole (Giuseppe Guerinoni, viene riesumata la salma), poi alla madre (Ester Arzuffi) che nega la relazione clandestina. Una consulenza della procura evidenzia un’anomalia in quel reperto: il Dna nucleare combacia con il sospettato, non il mitocondriale (indica la linea materna).