C’è un certo accanimento intorno alla concessione del Gratta e vinci. Ai tempi della manovra correttiva di primavera, era stato il ministero dell’Economia a lanciare l’idea di confermare senza gara a Lottomatica (ora Igt) per altri 9 anni la concessione del gioco nonostante il contratto attuale preveda la scadenza a marzo 2019. Ora è la volta di due deputati del Pdl non di primissimo piano, Pietro Laffranco e Laura Savino, i quali in commissione Finanze della Camera hanno avanzato una proposta che porta alla stessa conclusione: riaffidare subito a Lottomatica il Gratta e vinci. In entrambi i casi la motivazione ufficiale alla base della richiesta risulta la stessa: far incassare allo Stato il più presto possibile 800 milioni di euro andandoli a chiedere a chi non solo ce li ha, Lottomatica appunto, ma è contentissima di sborsarli. Riacciuffare quella concessione senza i fastidi e le incognite di una gara è infatti per la società della famiglia Boroli-Drago un affare al cubo, del valore di 2 miliardi di euro in 9 anni, circa 360 milioni l’anno.

Ai tempi della Manovrina quei soldi non avevano una destinazione dichiarata, dovevano genericamente servire a rimpolpare un po’ le esangui casse statali rendendo così meno complicata l’azione governativa. Ora invece la motivazione addotta è un’altra: le banche venete fallite. I due deputati del Pdl propongono di dirottare in 2 anni, 2017 e 2018, gli 800 milioni della concessione del Gratta e vinci a favore del Fondo per Veneto Banca e Popolare di Vicenza. L’idea è inserita in un emendamento al decreto in discussione ed è ben congegnata perché fa tesoro degli errori compiuti dal governo in primavera. In quel caso l’intenzione dell’esecutivo si arenò perché prestava il fianco alle obiezioni dell’Europa che vieta il rinnovo automatico delle concessioni. Di fronte all’ostacolo europeo e alle critiche che cominciarono a piovere dai giornali, in primis dal Fatto Quotidiano, fu lo stesso governo a riporre in un cassetto la sua proposta. Secondo i due deputati questa volta il rinnovo dovrebbe invece essere concesso per un’altra via, direttamente dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli facendo leva su un comma della concessione originaria, il paragrafo 1 dell’articolo 4, che permetterebbe di aggirare le riserve dell’Unione europea. Il ragionamento è questo: quel comma fu inserito prima che l’Ue vietasse il rinnovo automatico delle concessioni, quindi il divieto non era ancora in vigore e non può valere oggi.

Al di là di questi aspetti procedurali, la concessione del Gratta e vinci, gestita da Lottomatica con una società in cui è presente anche la Federazione dei tabaccai (Fit), che da sempre sa come farsi ascoltare sia dal governo sia dai partiti, è uno dei bocconi più pregiati di tutto il mercato dei giochi italiano. Per un motivo banale: il Gratta e vinci è un concorso molto popolare perché semplicissimo e dal risultato immediato, si compra il tagliando, si gratta e in caso di sequenza fortunata si riscuote subito. Ovvio che la gente lo compri volentieri: in media ogni anno vengono acquistati ticket per un valore di circa 9 miliardi di euro. Su questa massa enorme di denaro Lottomatica incassa un aggio di poco inferiore al 4 per cento. In pratica il Gratta e vinci è un bancomat sicuro e sempre gonfio che fa gola a molti, in Italia e nel mondo. La gara precedente prevedeva che il Gratta e vinci finisse in mano a più concessionari, ma poi le cose presero un’altra piega. Sisal che era l’unica società italiana che avrebbe potuto ambire a mettere le mani sul gioco, dopo molti tentennamenti alla fine decise di farsi da parte accontentandosi di conservare il Superenalotto, un po’ perché i soldi che avrebbe dovuto mettere nel piatto subito erano davvero tanti e poi perché allora il clima tra i maggiori attori del mercato era diverso da quello attuale e molto meno conflittuale. Lottomatica avanzò comunque un’offerta molto alta e divenne concessionario unico del gioco. Ora molte cose sono cambiate e la crisi del settore ha eroso il fair play di un tempo. Per il Gratta e vinci nel 2019 dovrebbe essere organizzata una nuova gara il cui esito nessuno è in grado di prevedere. Sempre che alla gara ci si arrivi e non venga imboccata la scorciatoia del rinnovo automatico della concessione per nobili cause di forza maggiore.