Emmanuel Macron ha nominato come primo ministro il repubblicano Edouard Philippe, sindaco di Le Havre ed esponente della destra moderata vicina all’ex candidato alle primarie Alain Juppé. Il nuovo presidente della Repubblica francese, a poche ore dal passaggio di poteri con l’uscente socialista François Hollande, ha scelto il politico di 46 anni per guidare l’esecutivo: una volto vicino ai conservatori, ma anche rappresentativo di una nuova generazione di politici che da tempo cerca di prendere le distanze dai partiti tradizionali. La decisione è stata presa con gli occhi già rivolti alle elezioni legislative di giugno prossimo, quando Macron dovrà cercare di ottenere la maggioranza assoluta oppure pensare a formare una coalizione. La sua nomina spacca inoltre molti degli equilibri a destra: Philippe è considerata una scelta “consensuale”, che aprirebbe la strada all’investitura con l’etichetta “La République en Marche” di decine di candidati Republicains con l’etichetta della maggioranza presidenziale. “Così la destra viene incorporata nel nuovo governo”, ha commentato tra i primi il leader di sinistra Jean-Luc Mélenchon. Molto critico anche il segretario socialista Jean-Christophe Cambadélis che su Twitter ha polemizzato con le prime scelte del nuovo presidente: “Il rinnovamento è in cammino: 6 nomine, 6 uomini, 6 bianchi e 6 ex studenti dell’Ena. Avete parlato di anti-sistema?”. In rete non sono mancati i commenti ironici e ha fatto discutere la vignetta di Terreur graphique che recita: “Un governo né di sinistra, né di sinistra”.

La nomina, sulla quale erano già circolate numerose indiscrezioni, riguarda un politico che Macron stima e conosce bene dal 2011, quando si incontrarono a una cena, ed ha anche lo scopo di scompaginare la destra Republicains. Il nome di Philippe, braccio destro di Juppé, circolava da giorni perché esponente della destra moderata ma molto stimato anche a sinistra. Philippe, studi prestigiosi all’École nationale d’administration (Ena), militanza nel Partito socialista di Michel Rocard prima di trasferirsi nella destra neogollista. E’ stato segretario generale dei Republicains quando il partito si chiamava Ump. Nel 2007 ha fatto parte del gabinetto di Juppé, come ministro dell’Ecologia sotto la presidenza Sarkozy. Nel 2010 Philippe è stato eletto sindaco di Le Havre, al posto di Rufenacht. Nel 2014 ha promesso che in caso di riunificazione della Normandia, nel quadro della riduzione del numero delle regioni in Francia voluta da Francois Hollande, avrebbe percorso a nuoto il bacino del commercio di Le Havre e ha mantenuto la promessa. Il nuovo primo ministro è stato al centro di polemiche per una dichiarazione dei redditi fornita in modo parziale. Secondo Mediapart sarebbe finito nel mirino della ‘Autorité pour la transparence de la vie publiquè per aver commesso omissioni sui beni immobiliari nel 2014. Non si tratterebbe comunque di un reato.

L’annuncio del segretario generale dell’Eliseo, Alexis Kohler, è durato appena cinque secondi ed è arrivato con tre ore di ritardo rispetto alla tabella di marcia. Contemporaneamente all’annuncio Macron ha lasciato il palazzo presidenziale per raggiungere l’aeroporto militare di Villacoublay da dove decollerà l’aereo per Berlino, dove è atteso poco dopo le 17 per incontrare la cancelliera tedesca Angela Merkel. Subito dopo l’annuncio della nomina a primo ministro francese, Philippe si è recato nella sede del governo di palazzo Matignon per il passaggio dei poteri con il suo predecessore Bernard Cazeneuve. Intanto la portavoce del presidente Emmanuel Macron, Laurence Haim, ha annunciato su Twitter che la lista dei ministri sarà resa nota domani a fine giornata. Il presidente e il primo ministro, ha spiegato, si parleranno stasera al telefono e si vedranno domani mattina all’Eliseo per decidere la composizione del governo. Haim ha precisato che Macron aveva scelto da qualche giorno Philippe e che i due si sono incontrati diverse volte nelle ultime settimane.

Durante il passaggio di poteri a palazzo Matignon, il primo ministro uscente ha rivendicato il suo essere di sinistra, il suo successore ha fatto altrettanto con il suo essere di destra. “Lei ha detto di essere un uomo di sinistra, non ne dubitavo – ha detto Philippe – si dà il caso che io sia un uomo di destra. E tuttavia, abbiamo stima l’uno dell’altro e sappiamo che è l’interesse generale a dover guidare l’impegno di chi viene eletto. Lei è stato un esempio, un esempio di carattere”. Nel ringraziare Cazeneuve, Philippe ha lodato la sua onesta, serietà, il suo senso dello Stato. E come lui ha sottolineato la comune origine in Normandia. “I normanni sono ‘violentemente moderati’ – ha detto riprendo una frase del suo predecessore – ma a volte sono anche conquistatori. E lei è totalmente normanno. E io pure”. Se Cazeneuve ha ricordato l’eredità di statisti francesi del passato di sinistra come Jean Jaures e Leon Blum, Philippe ha fatto altrettanto a destra con Charles De Gaulle e Georges Clemenceau. Il passaggio dei poteri è terminato con un abbraccio fra i due leader politici.