Arrestato a Mosca, rilasciato dopo poche ore e di ritorno in Italia. Si conclude così la vicenda giudiziaria che ha coinvolto Yuri Guaiana, difensore dei diritti Lgbt ed ex segretario dell’associazione Certi Diritti, fermato questa mattina dalle forze dell’ordine russe insieme ad altri quattro attivisti locali. Sono Alexandra Aleksieva, Marina Dedales, Nikita Safronov e Valentina Dekhtiarenko. Ora tutti liberi. Volevano consegnare al procuratore generale i due milioni di firme raccolte contro le torture e gli abusi subiti dai gay in Cecenia. “Sono appena stato rilasciato, adesso sto correndo in albergo su una macchina messa a disposizione dal consolato che ringrazio per l’assistenza, faccio i bagagli e cerco di uscire il prima possibile dal Paese, che è fondamentale, perché c’è un processo a mio carico”, ha detto all’Ansa subito dopo il suo rilascio. I reati contestati sono quelli di manifestazione non autorizzata e di resistenza a pubblico ufficiale. “Cosa assolutamente non vera”, si difende Guaiana.

L’attivista ha poi precisato che la consegna delle firme “non è stata effettuata” ma, ha aggiunto, “ci penserò quando sarò tornato in Italia“. Lui e i suoi colleghi, ha continuato dopo il rilascio, “sono stati trattati con rispetto durante tutto il fermo” poi ha ricordato la ragione della petizione. “Non dimentichiamo la ragione fondamentale, quello che sta avvenendo in Cecenia. Vi sono omosessuali che ancora adesso mentre parliamo vengono arrestati, alcuni vengono torturati per trovarne altri e altri sono stati addirittura uccisi e rischiano di essere uccisi dai loro stessi familiari, per delitto d’onore”. A dare la notizia del rilascio su twitter è stato il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova e anche il ministro degli Esteri Angelino Alfano è intervenuto a seguito del suo rilascio.

 

 

Il racconto dell’arresto – “Eravamo a circa 3-400 metri dalla procura con degli scatoloni per consegnare le firme che abbiamo raccolto, due milioni, quando siamo stati avvicinati da alcuni poliziotti che ci hanno chiesto dove stavamo andando – ha raccontata Guaiana all’Ansa mentre era ancora nella caserma di Mosca -. Siamo stati fermati e portati in una delle loro camionette. Ci hanno requisito tutto il materiale che avevamo con noi, poi siamo stati trasferiti dove siamo adesso”. A dare la notizia del fermo questa mattina è stato il radicale Marco Cappato, mentre Leonardo Monaco, segretario di Certi Diritti, aveva rassicurato sulle sue condizioni di salute, precisando che la Farnesina “sta seguendo la vicenda” e che gli avvocati sono “sul posto”. Parlando all’Ansa a “4-5 ore dal fermo”, Guaiana aveva detto che i cinque fermati non avevano “avuto né cibo né acqua”.

Prima di essere fermato, l’ex segretario dell’associazione Certi Diritti, aveva spiegato il motivo dell’azione: “Siamo qui per consegnare più di 2 milioni di firme al procuratore generale. Non è mai avvenuto prima, più della popolazione cecena (circa 1,3 milioni sono gli abitanti della Cecenia) chiede che si faccia un’inchiesta efficace e che si fermino subito arresti, torture e uccisioni di gay. I cittadini russi meritano di vivere in libertà e in uno stato di diritto. La Russia deve rispettare i trattati internazionali che ha sottoscritto. Nessuno deve sacrificare la propria libertà e la propria vita solo a causa di quello che si è e di chi si ama, né in Cecenia né da nessun’altra parte”.

Chi è Yuri Guaiana – Classe ’74 e attivista per i diritti Lgbt, Guaiana nel 2011 è stato eletto vicepresidente del Consiglio di zona 2 di Milano nelle liste radicali e nel dicembre 2011 è stato nominato segretario nazionale dell’Associazione Radicale Certi Diritti, entrando così nella direzione di Radicali. Nel 2012 ha ideato la rubrica settimanale Fuor di pagina: la rassegna stampa del gruppo che ha curato su Radio Radicale fino al 2013. Dall’ottobre del 2012 è anche blogger di Huffington Post Italia. Nell’ottobre 2013 è stato eletto membro del Board di ILGA-Europe, la branca europea dell’Associazione Internazionale di Gay e Lesbiche.

Nel febbraio 2015 è stato poi nominato coordinatore italiano dei membri individuali di Alde Party, carica tenuta sino al dicembre 2015 quando l’ha lasciata in seguito all’elezione a membro della Steering Committee dei membri individuali di Alde Party. Le firme che stavano per essere consegnate all’ufficio del Procuratore Generale della Federazione Russa a Mosca, sono state raccolte dalla Russian LGBT Network e dal Moscow Community Center, in collaborazione con la rete global Lgbt All Out e con il movimento cittadino globale Avaaz, e da Igor Yasin della Rainbow Association, autore di una petizione sulla piattaforma Change.org. Gli attivisti arrestati stanno ricevendo sostegno legale dal gruppo LGBT di Mosca STIMUL, rappresentato dall’avvocato Nikolai Kavkazskii.

Marcolin (Ala-Sc): “Il governo italiano non muova un dito per la liberazione di Yuri Guaiana” – “Non è possibile che l’Italia debba sprecare ogni volta soldi ed energie per liberare dei provocatori che vanno a infrangere le leggi di Stati stranieri sovrani. Ci sono equilibri internazionali – sostiene il deputato di Ala-Sc – che devono essere rispettati e che non si possono mettere in discussione per un singolo elemento la cui sorte sarà decisa, come è giusto che avvenga, dai tribunali competenti”.

Magi (Radicali): “La Ue faccia sentire la sua voce” – Sull’arresto di Guaiana, tra i primi ad intervenire, era stato il parlamentare europeo Daniele Viotti, copresidente dell’Intergruppo Lgbti al Parlamento europeo, che ha giudicato “assordante” il “silenzio di Angelino Alfano” sulla vicenda. “Un silenzio intollerabile quello del governo italiano, mentre gli altri ministri europei denunciavano a gran voce l’accaduto. Ho immediatamente informato del fermo di Yuri l’Alto rappresentante Ue per gli Affari Esteri Federica Mogherini che sta attivando la delegazione dell’Unione europea a Mosca. La repressione delle libertà in Russia diventa sempre più un problema per i cittadini russi e con ogni evidenza anche per i cittadini europei”. Per il segretario dei Radicali Riccardo Magi “ancora una volta nella Russia di Putin la difesa dei diritti umani e delle libertà è considerata un crimine da reprimere, proprio come l’omosessualità. Davanti alla politica liberticida di Mosca, la comunità internazionale non può voltarsi dall’altra parte”. E sottolinea che ora l’Unione europea deve fare “sentire la propria voce. Proprio al Parlamento Europeo noi Radicali – ha detto il segretario del gruppo politico Riccardo Magi – già inizi degli anni Duemila, abbiamo denunciato le barbarie e i piani autoritari di Vladimir Putin ai danni del popolo ceceno. E continueremo a farlo”.

(Foto presa dal profilo Facebook di Yuri Guaiana)