Per il pubblico televisivo, poco avvezzo alle dinamiche dietro le quinte, forse Andrea Salerno è “solo” l’ottima spalla co-autore di Diego Bianchi in Gazebo. Ma colui il quale sarà, dal primo giugno, nuovo direttore di La7, è uomo dalla lunga esperienza televisiva, direttore editoriale di Fandango, uomo chiave per le produzioni migliori della compagnia fondata da Domenico Procacci (a cominciare dalla serie Gomorra).

Anche da autore tv in casa Rai, Salerno si è distinto negli anni per una sperimentazione televisiva anche coraggiosa: si va da grandi successi come L’Ottavo Nano e Parla con me a piccole perle per intenditori come La Superstoria e Il caso Scafroglia (con Corrado Guzzanti).

L’arrivo alla corte di Urbano Cairo è un twist plot inatteso, soprattutto perché Salerno sembrava a suo agio nelle vesti di battitore libero al fianco di Zoro e Makkox. Ma già qualche tempo fa, quando si doveva scegliere il nuovo direttore di RaiTre, Andrea Salerno era stato a lungo tra i papabili, battuto al fotofinish da Daria Bignardi. Ci credeva molto e pare fosse convinto di avercela fatta. Ma doveva lasciare la Rai renziana e lui, pur se esplicitamente riconducibile all’area dem, ha sempre dimostrato di essere un battitore libero, un “anti” per eccellenza, diffidente nei confronti di ogni tipo di accentramento di potere.

Ora resta da capire che cosa ha in mente Salerno per una rete come La7 che punta molto sull’informazione e che negli ultimi tempi sembra avere una linea editoriale abbastanza chiara e riconoscibile. La sua creatività non è in discussione, visto il curriculum. Ma RaiTre e La7 sono realtà diverse. Assai diverse. Ma Salerno non deve sentire troppa pressione, visto che gli ascolti della rete di Cairo ultimamente non sono certo indimenticabili.