È stata chiamata “tassa Airbnb”, come se fosse una nuova imposta. Ma la ritenuta del 21% per gli affitti brevi che fa la sua comparsa nella manovrina pubblicata lunedì in Gazzetta ufficiale non è una novità. Perché il versamento al Fisco è sempre stato un obbligo per chiunque affitti una stanza o un’intera casa, anche se per periodi inferiori ai 30 giorni, caso in cui non va registrato il contratto (che però deve sempre esistere in forma scritta). E la cedolare secca del 21% è una delle due soluzioni di tassazione, visto che il proprietario può scegliere anche il regime di Irpef ordinaria con aliquote progressive in base al reddito.

La novità introdotta dal governo è invece un’altra: gli intermediari che incassano il canone dall’inquilino per girarlo al proprietario d’ora in poi funzioneranno da sostituto d’imposta, e cioè tratterranno le tasse dovute da chi affitta e le verseranno all’Erario. E questo vale sia per le agenzie immobiliari che per i portali come Booking o, appunto, Airbnb. L’intermediario dovrà anche comunicare all’Agenzia delle entrate i dati dei contratti e in caso di irregolarità è prevista una multa fino a 2mila euro. Il tutto a partire dal prossimo giugno. Il proprietario avrà sempre la possibilità di scegliere tra imposta sostitutiva del 21% e Irpef ordinario, nel qual caso la ritenuta del 21% sarà a titolo di acconto.

La misura ha uno scopo chiaro: combattere l’evasione in un settore dove il nero è ancora piuttosto diffuso. Ma lo scorso novembre aveva contribuito a creare confusione sulla questione l’allora presidente del consiglio Matteo Renzi, che aveva bocciato l’ipotesi di inserire la norma già nella legge di Bilancio parlando a sproposito di nuove imposte: “Nessuna nuova tassa in legge di bilancio, nessuna – aveva twittato -. Nemmeno Airbnb. Finché sono premier io, le tasse si abbassano e non si alzano”.

Dal canto suo, Airbnb non ha alzato le barricate come fatto in passato. Ma Matteo Stifanelli, country manager in Italia, ha criticato nei giorni scorsi l’idea di fare diventare la piattaforma un sostituto di imposta: “Crediamo di poter avere un ruolo nella raccolta delle tasse, anche per semplificare la vita dei nostri host – ha detto a Repubblica -. Ma la prima condizione è un confronto su modi e tempi: non si può pretendere di avviare in pochi giorni la raccolta delle imposte su 200mila posizioni fiscali, il numero dei nostri ospiti, senza neppure consultarci”.

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