I lettori de Il Fatto Quotidiano avranno saputo che giovedì sera, nell’aula D del Palazzo di Giustizia di Caltanissetta, è stata emessa una sentenza storica per la giustizia italiana. Ma ne sono venuti a conoscenza solo gli affezionati a questo giornale, poiché sugli altri quotidiani nazionali cartacei è calata l’ombra dell’oblio dell’informazione. La sentenza del processo sulla strage di Via D’Amelio non c’è mai stata.

E sulle versioni online dei quotidiani nazionali è avvenuto un fatto buffo: la notizia “incredibile” è stata l’intervenuta prescrizione nei confronti di Vincenzo Scarantino, invece che le motivazioni per cui si è arrivati ad essa. Come se lo scandalo fosse il proscioglimento del falso pentito e non la certificazione del depistaggio ideato e costruito da apparati dello Stato. D’altronde, la prima domanda che i pochi giornalisti presenti hanno rivolto al procuratore capo Amedeo Bertone dopo la fine della lettura della sentenza è stata: “Quindi la Corte ha confermato completamente la linea della Procura?”. Linea talmente confermata che un avvocato di parte civile, a caldo, ha commentato così: “Questa è la sconfitta della Procura di Caltanissetta”.

Due sono stati, infatti, i vincitori morali e fattuali del processo conclusosi due giorni fa e cioè coloro che avevano chiesto con forza la conferma giudiziaria del depistaggio delle indagini sulla strage e l’assoluzione di Scarantino, in quanto vittima di quel depistaggio: Fabio Repici, legale di Salvatore Borsellino, e Calogero Montante, l’avvocato dello Scarantino, grazie al quale la difesa processuale del falso pentito ha fatto un grande salto in avanti, culminando in un’arringa di una rara levatura morale e professionale. Non ho letto commenti riportati dell’avvocato Montante, se non su Antimafia Duemila. Eppure argomenti giornalisticamente interessanti ne avrebbe avuti: “Questa sentenza ha reso giustizia e ha squarciato questo muro di omertà istituzionale che si era venuto a creare nel corso di questo dibattimento. Questa sentenza è stata la vittoria delle persone oneste che sono riuscite a fare la differenza”.

Parole che vanno ad aggiungersi a quelle dell’altro vincitore, Fabio Repici – che si è ritrovato il giorno precedente la sentenza a rispondere alle repliche dell’ufficio della Procura che, per la prima volta giudiziaria di questo paese, ha replicato al difensore di parte civile (della parte civile del fratello di Paolo Borsellino, per di più) e non sulla posizione degli imputati di strage: “Con la sentenza di oggi la Corte di Assise di Caltanissetta restituisce dignità alla giustizia e punta a chiare lettere il dito contro i depistatori di Stato, finora lasciati impuniti dalla Procura della Repubblica. Il proscioglimento di Scarantino certifica come siano stati organi istituzionali a ideare le calunnie e il falso di Stato costruito su via D’Amelio in questi 25 anni. La nazione deve ringraziare ciascuno dei giudici togati e dei giudici popolari, che – con la sentenza di oggi – riconciliano i familiari delle vittime di via D’Amelio e la giustizia”.

Nei corridoi fuori l’aula D nessuno credeva che una sentenza del genere fosse possibile. Qualcuno ci sperava, con tutto se stesso, ma nessuno ci credeva realmente, non dopo le sconfitte della storia giudiziaria di questo Paese. Invece, come ha ribadito fino alla fine l’avvocato Calogero Montante, “i miracoli li compiono le persone perbene”.