Non solo la pubblica amministrazione e le partecipate pubbliche. Anche i 40 maggiori gruppi quotati a Piazza Affari, da Fiat Chrysler a Luxottica a Mediaset, saranno tenuti a non versare l’Iva ai loro fornitori, bensì dovranno girarla direttamente all’Erario. E’ quello che emerge dal comunicato diffuso dal governo dopo il consiglio dei ministri che ha dato il via libera al Documento di economia e finanza e alla manovra correttiva. Nel testo si specifica anche, per di più, che l’estensione del meccanismo (consentita dalla Commissione Ue) si applica anche alle “operazioni effettuate da fornitori che subiscono l’applicazione delle ritenute alla fonte sui compensi percepiti, cioè essenzialmente liberi professionisti“.

La novità, da cui il governo conta di recuperare oltre 1 miliardo di euro sui circa 40 miliardi di Iva evasa in Italia ogni anno, non piacerà alle aziende. Che dal 2015 – quando il governo Renzi l’ha introdotto in via sperimentale – lamentano come quello che in gergo si chiama split payment sottragga loro molta liquidità preziosa per far fronte alle normali uscite di cassa. Infatti la “scissione del pagamento” comporta che l’ammontare dell’imposta che grava sulla fornitura non transiti sui loro conti. In questo modo diventa impossibile compensare con quel debito i loro crediti Iva. Crediti che lo Stato italiano tende a rimborsare in tempi molto lunghi.

Sempre su questo fronte, un’altra misura poco gradita per le imprese saranno le “norme più stringenti volte a contrastare gli indebiti utilizzi in compensazione dei crediti di imposta”: in particolare si riduce dagli attuali 15mila a 5mila euro il limite al di sopra del quale i crediti di imposta possono essere usati in compensazione con un semplice “visto di conformità del professionista (o sottoscrizione alternativa del revisore legale)” sulla dichiarazione da cui emergono. In più se le compensazioni sono effettuate senza il visto di conformità o senza la sottoscrizione alternativa, o se questi sono stati apposti da soggetti non abilitati, “si procede al recupero dei crediti usati in difformità dalle regole, oltre al recupero degli interessi e alla irrogazione di sanzioni“.

Non è finita: tra le voci che porteranno nuove entrate c’è anche la “rideterminazione della base Ace”, l’incentivo alla capitalizzazione delle imprese già ridotto con l’ultima legge di Bilancio: si modificano infatti “le modalità di determinazione della base di riferimento su cui calcolare il rendimento nozionale del capitale proprio”, rendimento che può essere dedotto dal reddito tassabile. E i marchi commerciali saranno eliminati dalla lista dei beni che godono della tassazione agevolata “patent box”.

Infine, dal comunicato emerge che la rassicurazione sul fatto che la manovrina non aumenta le tasse non corrisponde al vero: dall’1 ottobre infatti salirà il prelievo erariale unico su videolottery e new slot. Nei giorni scorsi Raffaele Curcio, presidente dell’Associazione Nazionale Servizi Apparecchi per le Pubbliche Attrazioni ricreative, aveva parlato di “discriminazione intollerabile” visto che “negli ultimi tre anni la tassazione sul settore è aumentata di oltre 5 punti”. Il comunicato non fa invece cenno all’incremento delle accise sui tabacchi, che però non sembra tramontato.