Dalla Commissione Ue è arrivato, in extremis, un assist al governo Gentiloni impegnato a preparare il Documento di economia e finanza e l’attesa manovra correttiva da 3,4 miliardi. A pochi giorni dal Consiglio dei ministri che varerà le misure (atteso per martedì 11), Bruxelles ha infatti proposto il via libera alla richiesta italiana di prorogare ed estendere il cosiddetto “split payment” dell’Iva. Si tratta di un meccanismo che obbliga la pubblica amministrazione a trattenere e versare direttamente all’erario l’imposta sulle fatture emesse dai propri fornitori, senza che le somme transitino sui conti di questi ultimi. Una misura che il Tesoro ritiene cruciale nella lotta all’evasione Iva, che in Italia è ai livelli più alti dell’Unione europea. E da cui conta di ricavare oltre 1 miliardo di euro da usare come copertura – nonostante la cifra sia del tutto aleatoria – per la manovra da 0,2 punti di pil.

Il ministro Pier Carlo Padoan, con una lettera inviata il 7 febbraio, ha chiesto alla Ue di poter prorogare questo regime, introdotto per un triennio nel 2015, fino al 2020. E di poterlo estendere a nuovi settori, nonostante le proteste delle aziende che lo considerano un escamotage dello Stato per far cassa attraverso una sorta di trattenuta forzosa ai danni delle imprese usate “come un bancomat”. Qualche giorno fa il direttore dell’Agenzia delle entrate, Rossella Orlandi, in audizione nella commissione Finanze della Camera ha detto che il meccanismo ha consentito di ridurre la differenza tra l’imposta dovuta e quella effettivamente versata (il tax gap) di 2,5 miliardi nel 2015 e di un ulteriore miliardo nel 2016, per un totale di 3,5 miliardi nel biennio, al netto dei maggiori rimborsi e compensazioni.

La decisione finale spetta comunque al Consiglio Ecofin: saranno gli Stati membri a dover decidere, all’unanimità, se approvare la proposta. Questo perché l’Iva è un’imposta comunitaria, che si applica con uno schema unico sul territorio dell’Unione, e qualsiasi deroga deve essere approvata dalle istituzioni europee. L’Italia è l’unico Stato Ue che applica il sistema dello split payment per le forniture di merci e servizi alle autorità pubbliche. A febbraio ha chiesto non solo di poterlo fare fino al 2020, ma di estendere la portata del meccanismo alle vendite fatte ai 40 maggiori gruppi quotati e alle società controllate o partecipate dallo Stato.