“L’Onu è un organismo che funziona solo se esiste una reale volontà politica dei Paesi membri di conferirgli potere. Altrimenti è un carrozzone vecchio e pieno di burocrazia. Inutile”. Gabriele Iacovino, capo degli analisti del Centro Studi Internazionali (Cesi), commenta così le dichiarazioni dei rappresentanti americani e russi alle Nazioni Unite che non hanno risparmiato accuse all’organizzazione per il suo immobilismo. Prima ci ha pensato Nikki Haley, ambasciatrice statunitense al Palazzo di Vetro, anticipando l’attacco statunitense alla base militare siriana di al Shayrat: “Quando le Nazioni Unite non riescono ad agire collettivamente, allora gli Stati sono costretti a intraprendere azioni proprie”, scandiva il 5 aprile il rappresentante diplomatico in Consiglio di sicurezza solo poche ore prima che partisse il lancio dei 59 missili Tomahawk da parte delle navi da guerra americane.

Sull’episodio di Khan Shaykhun – continua Iacovino – è mancata una voce forte da parte dell’Onu e del suo Segretario Generale, António Guterres. Questa è una figura che negli anni sta sempre più perdendo il suo valore politico. Ma credo comunque che le parole di Stati Uniti e Russia siano pura demagogia: sanno benissimo che l’Onu è un organismo che perde di fatto potere laddove non c’è la volontà politica degli Stati membri di conferirglielo. E Mosca e Washington sono i due membri di maggior peso. Inoltre, gli Usa chiedevano una presa di posizione su una vicenda sulla quale sono ancora in corso degli accertamenti, mentre i russi gridavano allo scandalo per il lancio di missili, con tanto di avvertimento, su una base militare, mentre loro sono mesi che sganciano bombe sulla popolazione siriana”.

Le Nazioni Unite, prosegue l’analista del Cesi, hanno conosciuto il loro periodo più florido dopo la caduta del Muro di Berlino, quando si sentiva l’esigenza di creare un’unione d’intenti tra le potenze mondiali in nome della pace. “Così si possono ricordare conflitti in cui Nazioni Unite e Caschi Blu si sono contraddistinti e sono stati fondamentali. Penso al Libano con l’operazione Unifil, soprattutto dopo il 2006, in alcuni conflitti africani o anche in ex Jugoslavia. Con tristi eccezioni come il Ruanda o i più recenti casi di stupri e abusi, soprattutto in alcuni Paesi africani”.

Il denominatore comune delle operazioni considerate di successo, sottolinea Iacovino, è la mancanza di un interesse forte da parte di uno o più dei membri permanenti, soprattutto Stati Uniti e Russia. “L’unico caso in cui una grande potenza era coinvolta è quello jugoslavo, ma in quel periodo storico Mosca era molto debole – dice – per il resto, vediamo che dove l’operato dell’Onu si è scontrato con gli interessi dei Paesi più potenti, il primo è stato spogliato della sua autorità”. Vengono in mente, quindi, l’ex Segretario di Stato Usa, Colin Powell, che sventola una fiala come prova dell’esistenza delle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, l’intervento lampo degli Stati Uniti in Afghanistan, “dove l’Onu ha partecipato soprattutto alla fase di ricostruzione”, o l’attacco alla Libia.

“Circa dieci anni fa – racconta Iacovino – una persona mi disse: ‘Le Nazioni Unite sono totalmente inutili, se non per il fatto che esistono’. Voleva dire, e io sono pienamente d’accordo, che la loro funzione è stata preziosa soprattutto negli anni ’90 come garante e luogo d’incontro tra i diversi Paesi ma, allo stesso tempo, senza la volontà politica dei Paesi membri perde di significato e forza. Immaginare un mondo senza Onu è una sconfitta per i diritti umani, ma pensare che questa Onu, un vecchio carrozzone intasato dalla burocrazia e immobilizzato dalla sua stessa struttura, e non parlo solo del diritto di veto, possa cambiare in poco tempo è utopico. Serve una sua ristrutturazione”. E la situazione siriana ne è un esempio perfetto: “Con la Russia che ha i suoi uomini impegnati sul campo al fianco di Bashar al Assad e gli Stati Uniti impegnati come attore centrale – conclude Iacovino – mi resta veramente difficile pensare a una risoluzione Onu”.

Twitter: @GianniRosini