C’è il centrocampista Bruno Henrique Corsini, 24 presenze con il Palermo in questa stagione. Ci sono anche Gabriel Boschilia, undici partite giocate e 6 gol segnati nel campionato francese con la maglia del Monaco, e Daniel Vancan del Gil Vicente, squadra impegnata nella seconda serie portoghese. Con loro altri calciatori dell’Internacional di Porto Alegre e del Red Bull Brasil, più otto giocatori di Serie A di calcio a 5 e altri due impegnati in Serie B. Trecento in tutto. Italiani, ma per finta. Almeno secondo l’indagine coordinata dalla procura di Nola e condotta dai carabinieri della stazione di Somma Vesuviana. I loro passaporti, stando all’inchiesta, erano falsi. Avi inesistenti, parenti per finta, et voilà, i brasiliani diventavano anche italiani in virtù del principio dello ius sanguinis. Ma non avevano i requisiti previsti dalla legge perché, sostiene il gip Daniela Critelli, era tutto fasullo, organizzato a tavolino con delle pratiche costruite ad hoc.

Tutto avveniva – ovviamente pagando – tra Treni e Brusciano, un piccolo comune nel Napoletano. Un sistema tanto truffaldino quando semplice. Il responsabile dell’ufficio di stato civile del comune di Brusciano e il titolare di un’agenzia di disbrigo pratiche amministrative erano la ‘centrale’ di smistamento dei passaporti fasulli, grazie ai quali venivano aggirati i vincoli di tesseramento previsti dall’attuale normativa. Così un giocatore extracomunitario diventava italiano e – di fatto – aveva maggiori chance di trovare un contratto in un club europeo. Per questo il funzionario comunale, Michele Di Maio, e il proprietario dell’agenzia di pratiche amministrative, Luigi Sonda, sono finiti ai domiciliari con l’accusa, a vario titolo, di corruzione, falsità ideologica e materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

L’indagine è partita nel maggio 2016, quando un dirigente della questura di Terni, addetto alla divisione di polizia amministrativa e sociale, ha segnalato alcune anomalie rilevate nell’ambito di alcune pratiche per il rilascio del passaporto italiano a sei cittadini di nazionalità brasiliana, che risultavano averla ottenuta a seguito di presentazione di un’istanza presso il comune di Brusciano, dove risultavano anagraficamente residenti. Dall’analisi approfondita di 400 pratiche sospette, sarebbe emerso che in 191 casi mancavano indicazioni cruciali sui moduli o documentazione fondamentale come certificati di matrimonio.

Le squadre in cui i calciatori militano si sono dichiarate estranee. Ma almeno un dirigente, invece, ha ammesso di aver pagato. È un manager del Kaos Futsal Ferrara, club di calcio a 5, che ha dichiarato di aver versato 3.700 euro a Sonda e somme tra gli 85 e i 150 euro per ogni pratica al fine di ottenere i passaporti italiani per almeno cinque giocatori brasiliani. Quel denaro, scrive il gip del tribunale di Nola, veniva versato “per procurare illegalmente l’ingresso e la permanenza nel territorio italiano o comunque nell’Unione Europea”.

“È inutile che perdiamo tempo, le residenze di tutte le pratiche da me ricevute per la richiesta di cittadinanza italiana sono false, nel senso che non vengono espletati tutti i dovuti accertamenti. Il resto è tutto chiaro, pulito. Nel senso che vengono qui i cittadini a presentare l’istanza, in regola della legge, con tutta la documentazione, lo faccio per un’associazione benefica”, avrebbe detto Di Maio – secondo quanto riportato dall’Agi – ai carabinieri quando venne interrogato nel luglio 2016, ad inchiesta appena partita. Per il gip, il funzionario del comune “è avvezzo ad una sistematica strumentalizzazione della pubblica funzione di interessi estranei” e “appare insensibile al rispetto delle regole ed ha agito con totale noncuranza” delle stesse.

Il calciatore del Palermo Bruno Henrique Corsini si è invece detto “totalmente estraneo ai fatti e a disposizione per fornire tutta la documentazione necessaria a supporto della mia estraneità”, ricordando anche che suo fratello Douglas è cittadino italiano da anni e ha giocato a lungo con gli azzurri di calcio a cinque. Uno dei casi più clamorosi degli ultimi anni, relativo ai passaporti falsi, resta quello di Omar Abdul Thomas, ex giocatore dell’Enel Basket Brindisi e della Scandone Avellino. Il cestista statunitense, miglior giocatore della Serie A 2010/11, per un anno scese in campo in Italia da sloveno, ma il suo passaporto risultò falso durante un controllo alla frontiera aerea di Fiumicino il 20 giugno 2011. Thomas venne squalificato per 16 mesi dalla Fip, mentre in sede penale il gip di Civitavecchia Marco Mazzeo dichiarò il non luogo a procedere nei suoi confronti per ricettazione, fabbricazione e possesso di documento falso perché il giocatore venne espulso prima di entrare in Italia con il passaporto falso e non è mai tornato esibendo lo stesso tipo di documento.