Diritti tv, attenta Serie A: in Francia il canale della Lega è stato un disastro. Ipotesi e scenari italiani per il post Dazn
La bolla dei diritti tv del pallone è scoppiata da un pezzo. Adesso, in Francia, piangono lacrime amare: il nuovo canale della Ligue 1 è stato un flop clamoroso e quest’anno, come riporta L’Equipe, i club incasseranno meno di 200 milioni, appena 11 per chi vincerà il titolo (ovvero il solito Paris Saint-Germain). Un disastro, anche se piuttosto annunciato. Nasce infatti da molto lontano, addirittura dal 2018, quando Mediapro promise di coprire d’oro il campionato francese, offrendo quasi 800 milioni a stagione che avrebbero dovuto portare i ricavi totali da diritti tv oltre il miliardo, salvo poi scappare senza pagare dopo pochi mesi, complice l’epidemia Covid. Quella sciagurata operazione ha poi compromesso il futuro, fino ad arrivare ad oggi. Dopo una serie di soluzioni ponte, l’asta per il ciclo 2024-2029 è andata deserta, con un’offerta al ribasso della sola Dazn. E alla fine, anche per mancanza di alternative, la scorsa estate i club si sono decisi a mettersi in proprio, lanciando Ligue+, il canale del campionato francese.
Il risultato è stato molto al di sotto delle aspettative. Gli abbonati dovevano essere 1,5 milioni, ma oggi sono appena sopra il milione. I prezzi tutto sommato popolari (15 euro al mese con vincolo annuale, che saliranno a 20 euro l’anno prossimo, con l’acquisizione anche dell’ultima gara a giornata che mancava) non sono bastati a convincere i tifosi. Così, secondo le stime diffuse da L’Equipe, al netto dei costi (che non sono banali per gestire una piattaforma del genere), la fetta per i club si assottiglia fino a 184,1 milioni di euro a stagione. Praticamente un quarto di quanto la Ligue1 incassava nell’ultimo vero contratto con un broadcaster tradizionale, prima dell’inizio della fine. Il tracollo del calcio francese ha delle precise specificità, però conferma il trend negativo esistente ovunque. A lungo si è pensato (ci hanno creduto soprattutto i miopi padroni del pallone) che i diritti tv del calcio fossero una linea retta destinata a crescere all’infinito. Non era così, e toccato il picco il mercato ora è in piena recessione, complice anche la crisi dei broadcaster tradizionale e l’assenza di nuovi player (l’unico è Dazn, che comunque ha note difficoltà, mentre Amazon, Apple & Co. si sono approcciate a questo business con estrema prudenza e selettività, per il momento).
Non solo. Le notizie d’Oltralpe smontano la retorica del “canale della Lega” come panacea di tutti i mali, che abbiamo ascoltato spesso anche in Italia. Da noi se n’è parlato ciclicamente, e se ne parlerà ancora. De Laurentiis, ad esempio, era un suo grande sostenitore, e disse peste e corna quando la Lega scelse di puntare ancora su Dazn. La verità, però, è che mettersi in proprio è una sfida terribilmente complicata, e pericolosa come dimostra l’esempio di Ligue1+. Non è facile andare a prendersi sul mercato gli abbonati sempre più disillusi (e anche squattrinati, vista la crisi economica) necessari per far quadrare i conti. Finché il rischio di impresa se lo accollano gli altri, poco male, ma se invece tocca ai presidenti sono guai. E questo è anche il motivo per cui l’ultimo accordo con Dazn, tanto criticato dai tifosi e anche alcuni presidenti per la lunghezza (addirittura 5 anni) e le cifre (riviste leggermente al ribasso rispetto al precedente), è stato in realtà un’autentica manna dal cielo per la Serie A. Che, se Dazn paga (ma nonostante alcune avvisaglie non ci sono segnali reali che ne facciano dubitare realmente), è a posto fino al 2029.
Il tema comunque si riproporrà presto anche da noi. Fra un anno cominceranno infatti le grandi manovre in vista del prossimo bando, e sul mercato non si profilano novità in grado di salvare la Serie A. Il famoso canale della Lega, con le solite controindicazioni, rischia di essere l’unica alternativa a Dazn. La prospettiva del ridimensionamento (anche del 30-40%) è concreta. Tanto che qualcuno già comincia a ipotizzare una possibile proroga all’attuale contratto. Per il momento si tratta solo di una suggestione, da esplorare anche a livello legale. Ma permetterebbe alla Serie A di guadagnare altro tempo. Ammesso che Dazn sia ancora interessata a proseguire alle cifre attuali.